Tutta colpa della sinistra snob, non di Renzi

Intervistato da Alessandro Gilioli su L'Espresso, il noto immunologo Roberto Burioni ha spiegato che essendo un professionista «non ha tempo» per il confronto con chi solleva dubbi sui vaccini. Peccato che al famoso medico il tempo per rispondere su Facebook non gli sia mai mancato e che il codice deontologico imporrebbe di perseverare nell'informazione tenendo conto della capacità di comprensione dell'interlocutore, al fine di soddisfare il principio fiduciario fra scienza medica e cittadino. Per continuare ad essere credibili, per non dare spazio ai ciarlatani.

Eppure blastare (dall'inglese to blast: fare esplodere) alla Burioni ad una certa sinistra piace. Umiliare l'avversario, farlo sentire un idiota, sconfiggerlo nella guerra di like. Ci siamo passati tutti e tutti abbiamo applaudito al "metodo Burioni" applicandolo in politica, convinti di eliminare il seme dell'ignoranza trattando gli ignoranti con superiorità, godendo dell'approvazione continua del nostro gregge.

A cosa stavamo pensando precisamente? Ci eravamo convinti che l'avversario spegnesse il pc e con la coda fra le gambe espatriasse da un Paese troppo colto? Ci aspettavamo di travolgere con l'ironia la stupidità, di poter essere snob e poter vincere così, con la sola forza della ragione. Abbiamo avuto torto.
La sinistra ha chiuso nei ghetti gli stolti senza accorgersi che quei luoghi crescevano silenziosamente, covando rabbia e frustrazione.
Fino al 5 marzo, quando abbiamo capito che nel ghetto c'eravamo noi, miserabili e sconfitti.

Un'ala della sinistra snob negli anni ha sviluppato addirittura un'irresistibile dipendenza per l'arte del blastare tanto da ridursi a rincorrere affannosamente il bersaglio debole, quello da schernire dall'alto di una sedicente superiorità intellettuale. D'Alema, i centri sociali, i vegani e persino i terrapiattisti sono stati solo alcuni degli avversari della sinistra snob, scelti un po' per prenderne le distanze, un po' per il feticismo della vittoria gloriosa e scontata. Vittoria di Pirro del resto.

Si è lasciato indietro un Paese con la sua rabbia e il suo rancore in cambio di qualche like e si è preferito ridere a denti stretti nei salotti del web piuttosto che anteporre l'ascolto dei bisogni reali, delle esigenze dei cittadini. È la netta e inequivocabile sconfitta di una classe dirigente arrogante e lontana dalla realtà che credeva di aver capito il mondo, che credeva di poter imporre la propria visione alla massa umiliandola.
Il "metodo Burioni", di dubbio convincimento per la medicina quanto per la democrazia, ha creato una massa di rifiutati ed esclusi che alla fine non hanno fatto altro che rivoltarsi ai propri maestri. Come era ben prevedibile in democrazia.

Convinti di osservare dall'alto di una cattedra abbiamo scoperto di essere su un terribile patibolo. Sulle ceneri della supponenza è nata la Terza Repubblica ovvero l'epoca in cui mediocrità e ignoranza sono un vanto, la ragione una vergogna. La sinistra snob avrebbe l'obbligo morale di fare autocritica e avere il coraggio di guardarsi allo specchio con onestà intellettuale e non imputare le colpe di un terremoto culturale ad un leader, ad uno scissionista o alla sola ignoranza del popolino. Se oggi siamo qui è perché la nostra ragione ci ha resi agli occhi degli elettori ciò che abbiamo combattuto con arroganza per anni, ci ha reso dei ciarlatani. Non è Renzi, non è Grasso e non è D'Alema. Sono io, sei tu, siamo noi.
Corriamo al riparo o si salvi chi può.