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Renzi è l'effetto della crisi a sinistra, non la causa

La folle paura del populismo ha portato una frattura fra la sinistra e il popolo. La crisi della socialdemocrazia europea, le lotte contro i mulini a vento e la presunzione di star seduti dalla parte della ragione hanno fatto tutto il resto.

Essere renziani non è una vergogna, perseverare in un progetto che non funziona sarebbe tuttavia un errore fatale. L'uomo nuovo, smart, il rottamatore, il leader. La ricetta che ha trascinato il Pd ai suoi minimi storici non è la causa della sconfitta della sinistra ma il frutto di una crisi che ha radici ben più profonde, l'effetto di un modo di vedere il mondo che non trova più un'identità, di un partito che non riesce più a definire se stesso.

L'impotenza intellettuale del centrosinistra italiano è stata combattuta con una brusca virata a destra e con un atteggiamanto "celodurista" nei confronti dei vecchi vessilli, quasi a voler ostentare ossessivamente all'elettorato l'inizio di una nuova era. La battaglia ai sindacati proprio quando i sindacati si trovano a dover fronteggiare un'emorragia di iscritti che presto li porterà all'estinzione; l'abolizione dell'Art. 18 quando è evidente che le nuove generazioni abbiano da tempo digerito la precarietà insita nel mondo del lavoro; l'accanimento nei confronti della minoranza interna, D'Alema in primis, proprio quando ad avanzare erano gli altri, le destre. Queste sono solo alcune fra le vittorie di Pirro del Partito Democratico, l'effetto di una strategia di imitazione del centrodestra in cui la copia sbiadita dell'originale non ha fatto altro che collezionare un'amara sconfitta culturale.

Che bisogno c'era di trovarsi dei nemici interni proprio quando là fuori il mondo stava covando rabbia e rancore?

La strategia dei bersagli facili. Si è preferito affermarsi piuttosto rimettersi in discussione. Il 4 marzo è stata la netta e inequivocabile sconfitta di una classe dirigente arrogante e lontana dalla realtà che credeva di aver compreso il mondo, che credeva di poter imporre la propria visione alla massa, che credeva di poter emarginare gli sconfitti e gli ignoranti, umiliandoli, accanendosi su di loro per apparire superiori.

Questa sconfitta non nasce per caso. Non è un accidente. La sinistra non ha colto la trasformazione della società (Walter Veltroni, Corriere della sera)

Si è rinunciato al ruolo centrale della sinistra nel progredire umano, si è preferito andare avanti senza mai guardarsi indietro, si è stati convinti di aver ragione e basta, che la ragione da sola bastasse. Il renzismo è stata solo una faccia dell'affannosa rincorsa di un elettorato di centro con la ferma convinzione di avere il popolo (quale popolo poi?) alle spalle, la negazione di qualsiasi mediazione interna ed esterna, la ghettizzazione sistematica di chiunque non capisse. Con il triste esito del 4 marzo, quando purtroppo si è realizzato che nel ghetto alla fine ci è finita proprio la sinistra che si era prefigurata come l'unica forza politica in grado di cambiare il mondo. L'unica che forse non aveva capito proprio un bel niente. Non è Renzi né il renzismo, è il flop di un modello culturale.

Esiste solo una soluzione per non staccare la spina definitivamente: riaffacciarsi sulla realtà: smarcarsi dalle logiche di colpevolizzazione, smorzare le faide, farla finita con la caccia alle streghe. La soluzione della crisi della sinistra non si risolve rievocando le letture di Lenin né leggendo i tweet di Matteo. La crisi della sinistra si risolve superando la fase snob, facendo un passo indietro per riprendere la mano delle persone e due in avanti per uscire dall'oscurità del populismo e del reazionosmo. Non è stata colpa di Renzi, Renzi è stato l'effetto di molteplici cause, la soluzione che partiva da premesse che si sono clamorosamente rivelate sbagliate.

Bisogna tornare ad agire sulle cause, bisogna farlo prima che sia troppo tardi. Partendo dal presupposto che fra esse primi fra tutti ci siamo noi e la pericolosa illusione che ci siamo fatti di aver ragione in un mondo di idioti che non possono fare altro che stare dalla parte del torto.