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Non chiamate Rouhani "moderato"

"Sempre meglio di Ahmadinejad". Questa è il motivo per cui Hassan Rouhani non dispiace all'Occidente che lo chiama costantemente "moderato" o "riformatore", che vede in lui uno spiraglio per la pace e per la democrazia, che spera in qualche modo di trovare un Gorbaciov persiano, un uomo di regime capace di cambiarlo.

Eppure le proteste delle scorse settimane hanno dimostrato che Rouhani alle istanze del proprio popolo ha saputo rispondere solo con una durissima repressione. Le proteste legate ad un peggioramento delle condizioni economiche del paese si sono infatti tradotte in un vero e proprio bagno di sangue. Secondo Amnesty International, tuttavia, questa non sarebbe che la punta di un iceberg: in Iran la censura, gli arresti, le esecuzioni sono in aumento e le timide aperture sul ruolo della donna e sul nucleare non sarebbero andate pari passo con un miglioramento dei diritti umani.

"La verità è che il regime ha reagito goffamente alle proteste - spiega Mahmoud Hakamian, membro della Commissione degli Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in esilio -. Prima la colpa era stata data agli Stati Uniti e a Israele, poi il nemico è stato individuato internamente, nei conservatori. La realtà dei fatti è ben diversa da quanto racconta il regime: da un anno e mezzo varie città del paese erano teatro di manifestazioni diffuse contro la repressione, la corruzione, la disoccupazione ed il saccheggio delle ricchezze del paese per mano della parte privilegiata ( gli esponenti del clero e i pasdaran). Secondo il ministro dell’Interno del regime a volte dovevo registrare più di 150 manifestazioni di protesta alla settimana. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la revoca di una parte delle sanzioni e la restituzione di quasi due miliardi di dollari all’Iran. Soldi che tuttavia la popolazione ha visto destinare alla repressione interna e all’export del terrore, (Come il finanziamento dei gruppi sciiti in Yemen, Siria e di Hezbollah in Libano) senza riservarne una parte alle esigenze della popolazione. Questi fattori, insieme agli aumenti sui beni primari, hanno contributo a esacerbare le anime".

Rouhani è dipinto come moderato. La realtà è che è un fedele servitore del regime

Il regime non potendo o volendo esaudire le richieste politico-sociali della popolazione ha reagito con una durissima repressione nonostante Rouhani si annoverasse fra coloro che l'Occidente considerava "moderati e riformatori".

Con Rouhani non si sono arrestate le esecuzioni e la censura. Qualche timida apertura sulle donne e una grande abilità diplomatica sul nucleare

"Rouhani è un uomo del regime sin dagli anni della fondazione della Repubblica Islamica - spiega Mahmoud Hakamian -. Nonostante le divergenze con i concorrenti del clero per quanto concerne la gestione di alcuni apparati statali, divergenze che hanno permesso di definirlo erroneamente laico, è sempre stato un fedele servitore del regime in prima linea contro le opposizioni. In Occidente lo vedete come un Gorbaciov iraniano. La realtà però per gli iraniani e la resistenza iraniana era ed è molto chiara: nel corso dei primi quattro anni del suo governo abbiamo assistito ad un aumento inaudito delle esecuzioni e delle violenze, al pari di un incremento della disoccupazione e del carovita proprio mentre le risorse economiche del paese vengono destinate a sostenere i gruppi terroristici in tutto il Medio Oriente".

L'autonomia dei curdi potrebbe essere una bomba ad orologeria per il regime

La gestione improvvisata delle proteste ha scoperto un fianco del presidente persiano, la cui immagine oggi appare più debole. A minare la stabilità del regime si sono aggiunte inoltre le istanze dei curdi iraniani, nelle cui regioni la protesta ha assunto un carattere politico più definito: "Nei moti popolari nelle città curde abbiamo assistito ad una presenza massiccia di manifestanti per le strade che gridavano 'Abbasso Khamenei, Abbasso Rouhani' invocando il rovesciamento della Repubblica Islamica - spiega l'esponente del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana -. Mentre in tutto il paese si protestava contro una situazione il popolo curdo covava più risentimento. Già dal periodo dello Scià il Kurdistan è stato oggetto di feroci reazioni alla richiesta di maggiore autonomia. Con la rivoluzione islamica la situazione è peggiorata e l'ingiustizia è aumentata esponenzialmente. La loro istanza non è conforme ai principi monarchici o teocratici e la continua repressione si potrebbe trasformare presto in una bomba ad orologeria. La verità è che l'autonomia del popolo curdo può diventare realtà soltanto con un governo democratico al potere. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana più di 30 anni fa in una delibera ha riconosciuto l’autonomia del popolo curdo nell’ambito di un Iran democratico iniziando una lotta per farlo avverare e che continua a farlo. Chiedono maggiori libertà e possibilità di esprimersi. Le loro richieste sono le stesse di quelle degli iraniani. Il regime ha sempre risposto spargendo sangue in nome della stabilità. Non credo che queste siano le prerogative di un moderato".

Il sito del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana