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Minimizzare il fascismo? L'errore più stupido del nostro tempo

35 su 535. Erano poco più del 6,5% i parlamentari fascisti eletti nel Parlamento italiano il 15 maggio del 1921. Una porzione piccola, minoritaria, considerata estremista ma innocua. Certo, Mussolini aveva ottenuto un risultato migliore di quanto ottenuto solo due anni prima, nel 1919, quando con solo 4795 voti rimase a bocca asciutta, senza poter eleggere nemmeno un rappresentante. Eppure in un biennio il Paese era profondamente cambiato e nel 1921 i Fasci Italiani di Combattimento riuscirono a far eleggere 35 dei loro rappresentanti all'interno di un'ampia coalizione composta da democratici e liberali. Questi ultimi, forti di 70 parlamentari in più, pensavano di poter domare l'alleato fascista, di poterlo contenere con facilità e di poter tenere salde le redini di uno Stato liberale ormai allo sfascio. Un anno e cinque mesi dopo Benito Mussolini fu incaricato dal re Vittorio Emanuele III di formare un governo dal quale prenderà forma una dittatura durata oltre vent'anni. Contro ogni previsione.

Il fascismo non tornerà con un colpo di Stato né con il 51% dei voti. Solo un idiota potrebbe sostenerlo sventolando i sondaggi delle ultime settimane. Il fascismo ha dimostrato già nel 1921 di avere un armadio colmo di travestimenti e una collezione ampia di maschere. Il fascismo cambia nome, a volte si finge altro, spesso cerca di non parlare di sé e cambia discorso. Il fascismo ha cambiato logo ma non indole. Bisogna prenderne atto.

Perché nonostante i segnali evidenti di un ritorno di partiti d'ispirazione fascista, nonostante le aggressioni e le violenze e nonostante l'attentato terroristico di Macerata, questo continua ad essere il Paese dei Mip - i Minimizzatori Italiani Professionisti. Termine coniato da Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, è l'acronimo di chi di fronte all'evidenza si riempie la bocca di argomentazioni spocchiose e benaltriste per il solo gusto di mostrarsi differente, d'intelletto raffinato e dallo sguardo controcorrente. Spesso dimostrandosi niente di più che un bastian contrario nella sua fase più cronica.

Scordatevi i Balilla, i discorsi da Piazza Venezia e le bonifiche delle paludi. Niente di tutto questo, il fascismo può tornare in diverse forme, presentarsi più morbido, costruire narrazioni diverse e imporre nuove forme di governo liberticide. Per questo in molti sottovalutano il problema: essendo improbabile una riesumazione di Mussolini e della cultura del suo modello politico, il fascismo ci sembra lontano e irraggiungibile.

Perché allora evocarlo se sono passati tanti anni? Per il semplice motivo che non sono passati tanti anni. 75 anni sono meno della vita media di un uomo, storicamente al pari di un battito di ciglia. Questo è quanto ci divide dall'epoca fascista. E oggi ci sono preoccupanti analogie con il 1922, sviluppatesi in breve periodo e quasi senza nemmeno rendercene conto.

Il problema esiste e internet ne ha amplificato il fenomeno. Sdoganamento della violenza fisica e verbale, apologia dell'ignoranza, rifiuto al confronto, disumanizzazione dell'avversario e strenua opposizione alle libertà personali e alle garanzie democratiche. Il tutto condito da un'ampio consenso all'estrema destra e ad una simpatia nostalgica del Ventennio. Questo è lo scenario quotidiano e immisurabile della nostra desolante realtà. Negare che esiste, negarne la consistenza e negarne la pericolosità contribuisce a pieno titolo ad alimentare lo sviluppo di questo cancro nel sistema democratico.

Sarebbe un'idiozia per la Repubblica non difendersi da chi, invocando paradossalmente libertà d'espressione, cerca di imporre il proprio modello liberticida. Il nostro Paese non si fonda sulla libertà assoluta, differentemente ognuno farebbe ciò che gli passa per la testa. Qualsiasi libertà in Italia si deve fermare dove inizia quella altrui, deve essere fermata là dove non rispetta i limiti costituzionali. Minimizzare il fascismo e avere paura ad usare il pugno di ferro potrebbe essere letto un giorno come un coportamento ingenuo da parte di chi avrebbe avuto il dovere di mettere in piedi un argine, di chi avrebbe dovuto difendere la zoppicante democrazia occidentale.

Minimizzare il fascismo nel 2018 non sarebbe semplicemente stupido. Lo sarebbe in modo aggravato perché gli errori, se perpetuati, si trasformano in malevola perseveranza. Questa volta in gioco c'è anche la mia libertà di scrivere e la vostra di essere informati. Io non ci sto.