/ Politica

Elezioni: convincere gli altri? Una perdita di tempo

Mancano meno di due settimane al voto e comunque vada, qualunque sarà la tua preferenza, il 5 marzo sarà una giornata amara. Nonostante il tuo estenuante martellamento ad amici, parenti, vicini di casa e ex compagni delle elementari il tuo partito, qualunque esso sia, probabilmente non avrà ottenuto i voti necessari per governare e la tua fiducia nel genere umano verrà inevitabilmente a mancare. Lo sai, sai bene che andrà così, eppure qualcosa in te ti spinge ad andare avanti, a cercar di strappare un voto facendo leva sulle tue armi retoriche e stimolando nei tuoi interlocutori le corde del senso critico e della razionalità. Dispiace essere brutali ma le possibilità che questo non serva a niente sono altissime e la tua battaglia per convincere gli altri è quasi sicuramente persa in partenza. E non solo nel campo delle elezioni.

Tentare di convincere è inoltre spesso un’impresa in cui vi troverete ad essere una pecora nera, quarto motivo per cui se fossi in voi lascerei perdere

Le persone non cambiano idea e internet le aiuta in questo. Sembrerà paradossale, il web agli inizi degli anni Duemila aveva promesso una nuova era dell’informazione: la vastissima varietà di dati in esso contenuti e la possibilità di verificare qualsiasi affermazione in tempo reale avevano illuso moltissime persone che internet sarebbe stato l'El Dorado dell'oggettività e del pensiero critico. Dopo poco più di dieci anni dall'avvento del 2.0, tuttavia, ci si è accorti di essere finiti in qualcosa di più simile ad un girone infernale della conoscenza e del buon senso: ottusità, fake news e pseudo-scienze spopolano fra gli utenti come una malattia infettiva nonostante tutti siano in linea teorica in possesso degli strumenti necessari per difendersi. Più di metà degli italiani sono caduti almeno una volta nella trappola delle notizie false e buona parte di loro persevera. Perché siamo finiti in questo paradosso? Cosa sta succedendo al genere umano?

Fondamentalmente internet è passato dall’essere un database di informazioni passivo ad un vero e proprio informatore attivo e questa potrebbe essere la prima causa. Le notizie ci piovono addosso, non le cerchiamo più. Questo accade soprattutto fra i giovani, gruppo generazionale che potrebbe essere una proiezione del futuro che ci aspetta, la maggior parte dei quali riceve stimoli dalla politica in quantità maggiore rispetto alle ricerche attive finalizzate ad informarsi: in buona sostanza si nutrono di ciò che viene messo loro sul piatto senza farsi troppe domande e senza riuscire a distinguere con chiarezza un’informazione da un contenuto sponsorizzato.

Il piatto assume sul web le sembianze delle piattaforme sociali, luoghi virtuali dove avvengono numerose interazioni e scambi di opinione, evoluzione dell’agorà antica ma molto più caotiche e veloci. Anche questa prospettiva agli albori degli anni Duemila era stata salutata come un passo in avanti nel progresso umano, se non fosse che i social network hanno portato avanti i loro interessi prima di quelli del genere umano e fra i loro principali, se non il primo, c’era e c’è quello di tenere gli utenti quanto più possibile all’interno degli stessi social. Questa è la seconda causa: nessuno starebbe in un luogo non piacevole per cui qualsiasi piattaforma web fa di tutto per creare per i suoi frequentatori un luogo quanto più confortevole possibile. E lo fa senza scrupoli. Assumendosi il rischio, in parte concretizzato, di mostrare una visione del mondo distorta e fin troppo confortevole, le aziende hanno costruito complessi algoritmi capaci di carpire i gusti o le idee degli iscritti e, con la volontà di non creare troppi dispiaceri, di mostrare nella loro newsfeed solo ciò che può aggradare e confermare le loro convinzioni.

Il web 2.0 in realtà ci chiude in un recinto in cui tutti la pensano come noi

Siamo nelle mani di un algoritmo che confeziona per noi le informazioni, rinforzando quotidianamente le nostre opinioni. Il Daily Me, il giornale ipotizzato da Nicholas Negroponte nel 1995 cucito su misura in base agli interessi e alle propensioni di ogni singolo lettore, è diventata una realtà pop che in qualche modo riguarda tutti. Cass Sunstein, giurista e professore universitario statunitense, ha descritto gli effetti del fenomeno Daily Me in chiave critica: un’informazione ad hoc provoca uno sviluppo di un forte rinforzo delle nostre idee, una spiccata tendenza a barricarsi dietro le proprie opinioni e un quasi assordante effetto cassa di risonanza dove è possibile udire solo l’eco di ciò di cui si è convinti.

Le persone a cui cerchi di far cambiare idea sono il più delle volte convinti di essere nel giusto e non avranno alcuna intenzione di modificare il loro pensiero, nemmeno se messi di fronte all’evidenza: questo è il terzo motivo. Da una parte perché crediamo che in qualche modo l’informazione corretta sia dalla nostra parte, dall’altra perché il cervello umano è spesso vittima di quello che gli psicologi chiamano “Ragionamento motivato”: per evitare lo sforzo e l’incertezza di cambiare opinione preferiamo muoverci nel campo dei confirmation bias, ovvero di processi di stabilizzazione del pensiero che ci impediscono persino di accettare un dato di fatto pur di non cadere in contraddizione. Dati, studi e statistiche spesso non possono far nulla contro l’opinione ferrea del nostro interlocutore: qualsiasi cosa gli propiniate sarà per lui una conferma. “Sono stato smentito? Questa è la prova che i poteri sono contro di noi”; “Era una bufala? Forse, ma è una buona rappresentazione della realtà”.

Una ricerca sostiene che la razza umana stia diventando sempre più stupida

Tentare di convincere è inoltre spesso un’impresa in cui vi troverete ad essere una pecora nera, quarto motivo per cui se fossi in voi lascerei perdere. I nostri nonni frequentavano la Casa del Popolo (o alla sede del Msi) e i nostri genitori i concerti di Guccini (esistevano cantanti di destra?) ma spesso le discussioni politiche trovavano nelle piazze un confronto/scontro con la parte avversa, fenomeno che garantiva quantomeno un minimo di alterità. Se un giovane internauta oggi cercherà di convincere un proprio contatto a cambiare idea si troverà da solo. La polarizzazione politica delle amicizie è infatti aumentata in Facebook per lo stesso motivo sopra elencato: a chi nell’epoca del narcisismo esasperato non piace essere ricoperto di like e plausi anche quando esprime la più scontata fra le banalità? Mark lo sa e fa di tutto per farti vivere una bella esperienza. Per questo motivo se fino al 3 marzo vi sarà sembrato di essere circondati da persone che la pensano quantomeno similmente a voi sappiate che dal 5, a risultati elettorali certi, tornerete ancora una volta nel più grigio sconforto politico. Come ogni maledetta elezione.

Avrei finito ma potrei proseguire. Ho deciso di fermarmi perché so che continuerete ad andare avanti, so che non vi posso convincere a non convincere gli altri, non riesco nemmeno io a convincere me stesso. Ho cercato di fare appello sul vostro buon senso, sulla vostra razionalità. Per un attimo ci ho creduto, se non fosse che mi son ricordato che il web non è il luogo adatto per questo genere di attività. Anzi, per questo genere umano. Una ricerca sostiene che stiamo diventando sempre più stupidi, di generazione in generazione. Per cui risparmia energie e torna sui social network, scrivi una banalità e fatti travolgere dal sostegno dei tuoi follower. Goditi il momento, c’è ancora tempo prima del 4 marzo del resto.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
(Vangelo di Matteo 28, 18-20)