Vietare slot machine nei bar e tabaccherie? Potrebbe essere una pessima idea.

È di qualche giorno fa la notizia che il Governo Renzi ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di adottare delle misure per limitare il proliferare di slot machines nelle tabaccherie e negli esercizi commerciali di tutta Italia.Accompagnata dagli immancabili e grossolani slogan, questa nuova mossa servirebbe, almeno nelle intenzioni, a dare struttura centrale alle normative varie che Sindaci e Regioni da tempo stanno provando a mettere in campo per contrastare il preoccupante aumento di dipendenze da gioco d’azzardo e le conseguenze sociali che ne derivano.

A prima vista potrebbe sembrare una contro-mossa intelligente, sicuramente coraggiosa poiché in aperta controtendenza rispetto ai governi precedenti che nel goffo tentativo di combattere le slot e le lotterie illegali hanno sempre fatto il possibile per radicare quelle sotto il controllo statale in ogni angolo delle nostre città. Quello che più di tutto lascia perplessi però è il principio: come può uno Stato che ha interessi economici da 5 miliardi di euro annui nelle slot e che pubblicizza e promuove il gioco d’azzardo in varie forme, pensare di combatterlo? E, domanda che mi son sempre chiesto, che senso ha allontanarlo da luoghi “sensibili” come scuole o licei?

Il gioco d’azzardo innanzitutto per molti è una malattia: una legge che prevede una sala slot ad almeno 500 metri di distanza da luoghi sensibili accetta in silenzio la sua presenza ad un metro più in là del limite imposto. Studi dimostrano che le dipendenze ludopatiche si sviluppano in famiglia: i giocatori spesso sono figli di genitori a loro volta dipendenti o che comunque portano il gioco d’azzardo all’interno della propria casa. Davvero le istituzioni credono di limitare le esposizione a slot e lotterie degli adolescenti spostando di qualche metro un problema che è comunque ben evidente a casa?
Chi è malato in molti casi mente ai suoi cari e a sé stesso, si indebita, spende più di ciò che ha e nelle situazioni più gravi delinque per ottenere l’oggetto della sua dipendenza: di fronte a tutto questo cosa sono 501 metri?

C’è poi l’aspetto psicologico. Tra le principali cause dell’insorgenza della ludopatia c’è, oltre ad una predisposizione genetica e il contesto familiare, una tendenza all’autoregolamentazione emotiva: una strategia per la soluzione dei problemi della vita quotidiana. Si inizia per pagare le bollette, in seguito a delusioni d’amore o per riempire vuoti, come spesso accade ai soggetti in età di pensionamento che, privati del loro ruolo sociale, attuano attività di riempimento. La dipendenza da gioco colpisce le fasce di reddito più basse e meno scolarizzate. Complice l’allargamento della povertà in seguito allo scoppio della crisi, la sensazione generalizzata di insicurezza e una cultura che ha sempre accettato di buon occhio i comportamenti scaramantici, il fenomeno ludopatico sta prendendo una piega estremamente onerosa per le conseguenze sociali annesse.
In che modo il semplice allontanamento delle slot potrebbe aiutare?
Il risultato più prevedibile sarebbe l’aumento di sale giochi dedicate al culto della dipendenza che si tradurrebbero immediatamente in veri e propri ghetti, luoghi dove la malattia non ha confronto con il mondo reale, normalizzandosi.

Inoltre, secondariamente, sposterebbe di qualche punto decimale l’interesse verso altri giochi: se davvero 501 metri fossero troppi posso sempre giocare ad un gratta e vinci, no?

Ultima, ma non per importanza, è l’onnipresente mano della criminalità organizzata. Secondo un dossier di Libera infatti sono più di 40 i clan che gestiscono il racket del gioco d’azzardo. L’’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio ha più volte denunciato che la pulizia di denaro sporco resta l’attività più proficua all’interno delle sale slot. Per la Direzione Nazionale Antimafia le concessioni sono state fatte da AAMS (i Monopoli di Stato) con gruppi poco trasparenti e resta molto difficile monitorare e provare il filo diretto che collega gli affari della criminalità organizzata ai luoghi che concentrano questo tipo di attività. Una sola restrizione a bar e tabaccherie farebbe esplodere il fenomeno delle sale slot perché andrebbe a colpire la forma del fenomeno senza alterare minimamente la domanda crescente di videopoker e simili.

In buona sostanza non c’è assolutamente nulla di nuovo che si possa ricavare da questo articolo: le associazioni contro le dipendenze ludopatiche da anni denunciano il doppio gioco dello Stato che da una parte ottiene ricavi altissimi dai vizi degli italiani e dall’altra mette in campo misure omeopatiche di facciata per fingere di voler arginare questa piaga sociale. Proibire il gioco d’azzardo sarebbe quanto di più stupido e insensato si possa fare a meno che non si abbia la palrese intenzione di fare l’ennesimo regalo alla malavita organizzata ma, d’altro canto, sarebbe sciocco pensare seriamente di mettere ostacoli fisici per contrastare quella che per molti è una vera e propria ossessione.

Possiamo mettere anche un fossato con dei coccodrilli intorno alle slot per rendere l’accesso più difficoltoso ai giocatori cronici ma fino a quando non parleremo della ludopatia per quello che è, un disturbo psicologico, non troveremo mai una soluzione adeguata a questo terribile problema. L’unico ostacolo efficace potrebbe essere un programma di sostegno terapico su scala nazionale e una convinta e costante campagna di educazione, sin dalla giovane età e fino alla pensione, due fasce anagrafiche spesso poco coscienti dei reali rischi del gambling.

Scommettiamo che così facendo funzionerà?

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