Sinistra e Isis: alcune riflessioni

Oramai è evidente: di sinistra di muore.
Da grande speranza del pensiero razionale di fine ‘800 a unica vera alternativa culturale per buona parte della seconda metà del secolo passato per poi finire, in brusca planata, ad essere timida voce fuori dal coro in una società che non capisce e che non la capisce.
La Sinistra, forte del consenso popolare di cui si è sempre fatta vanto, battendo i pugni ha sempre messo al tavolo delle trattative la possibilità di poter sovvertire lo status quo attraverso una spietata Rivoluzione che avrebbe potuto spazzar via ogni privilegio, ha fatto passare notti insonni anche al più rigido dei conservatori o al più fervente anti-sindacalista facendo tremare troni e comode poltrone e ha offerto agli strati più deboli delle masse qualcosa in cui credere, qualcosa che per la prima volta non sarebbe stato nell’indifferente e quanto mai lontano aldilà.

La paura del comunismo è stata la costante minaccia al capitale, l’elemento chiave che ha permesso di liberare l’uomo da molte sue schiavitù attraverso le conquiste sociali immediatamente traducibili in autodeterminazione individuale, scolarizzazione generalizzata e capacità, pur discutibile, di partecipazione globale all’ auto-governo del demos.

Con il 1989 berlinese il gioco di piccole concessioni democratiche per sedare gli animi del popolo e della sua affamata pancia si è definitivamente rotto, sommerso dall’omologazione totale nel pensiero unico liberista che, indisturbato, ha potuto portare avanti il suo disegno forte dell’assenza di un avversario degno di questo nome e di una fiducia insensata in un modello di apparente crescita infinita.

Dagli anni ‘90 in poi la Sinistra, in preda ad un’opprimente e imponente impotenza, non ha potuto far altro che stare a guardare, cristallizzata e divisa fra linguaggi e pratiche d’antiquariato e spinte progressiste che ancora oggi sono alla ricerca, pur senza alcun risultato, della presunta faccia etica del capitalismo moderno, elemento ad oggi non più credibile della teiera di Russell.

Messa con le spalle al muro non ha potuto far altro che chiudersi nelle lotte in difesa delle nicchie: a favore degli omosessuali, delle minoranze etniche, difesa degli animali,del ruolo femminile ecc.. investendo tutte le proprie energie in vertenze sconnesse fra loro e poco fertili per la conquista di un governo.

E mentre lo Stato-Nazione di ottocentesca memoria promosso dalle destre populiste è diventata l’unica alternativa alla globalizzazione questa Sinistra ha perso ogni contatto con i bisogni della massa lasciando spazio a chi, con dichiarato interesse elettorale, ha fatto dell’apertura di valvole di sfogo nel razzismo e nell’odio verso il più debole un vero e proprio modello politico.

Poche parole su Daesh, sugli attentati all’interno dei territori europei e retorica a fette spesse: la ricetta della Sinistra del nuovo millennio è un confuso minestrone fatto di molti concetti, tutti vaghi e tutti emotivi. Marce della pace, bandiere e candele sono diventati gli unici strumenti nelle mani di chi storicamente dovrebbe credere nel progresso umano e nell’abbandono alla storia passata delle barbarie commesse. Poco, se non assente il pragmatismo che scorre nelle sue vene. Scarsa visione geopolitica, nessuna progettualità e proposte affette da miopia l’hanno esclusa da qualsiasi dibattito importante e da qualunque corsa per il potere.

La Sinistra dovrebbe tornare ad essere scientifica e razionale come agli albori della sua fondazione. Dovrebbe farlo per garantirsi la propria sopravvivenza e uscire da questa drammatica e quasi irreversibile situazione.
Senza pregiudizi ideologici dovrebbe leggere la cultura islamica per quello che è, una cultura. Dovrebbe offrire una terza via interpretativa che non veda nella religione di Maometto qualcosa di terrificante e quasi innominabile ma che non sia nemmeno una semplice lettura terzomondista, pronta a giustificare qualsiasi aspetto e ad accoglierlo sotto l’ala protettiva dell’Occidente che guarda il resto del mondo esclamando: “Poverini!”.

Solo un’analisi approfondita e metodologica può attribuire le giuste responsabilità, in buona parte imputabili al nostro modello culturale, ma non solo. E solo questa analisi può condurla a determinare in modo chiaro e deciso che lo Stato Islamico è un nemico le cui radici sono geograficamente individuabili, radici da cui sono nati gli amari frutti di Nizza.
1741069_isis
La sola fine militare dell’ISIS può determinare la fine dell’idea parallela di un’organizzazione strutturata che promuova la Jihad violenta.
Impegnarsi per vincere questa guerra è proseguire il percorso di perfezionamento umano per cui tanti militanti hanno dato la propria vita in passato, è preservare quella d
i chi oggi convive con il terrore quotidiano del fondamentalismo islamico e dare la possibilità alle generazioni future di leggere sui libri di storia di quei partigiani che la Sinistra l’hanno recuperata, le hanno tolto la ruggine e riportata nuovamente in prima linea contro un sistema sbagliato perché saldamente basato sull’oppressione dell’uomo sull’uomo.
Nessuno possiede la sfera di cristallo ma è lampante che sia necessario il cambio di rotta, si tratta di una delle ultime possibilità.
“Autor” è colui che promuove, inventa. Solo il popolo della Sinistra può reinventare la Sinistra: è la più grande responsabilità che appartiene in maniera indissolubile a chi ne fa parte: questa occasione, questa volta, non va sprecata.

Visualizza i commenti

Get the latest posts delivered right to your inbox.

Privacy Policy