[Scienza] Chi è razzista è meno intelligente?

Le scelte politiche hanno un filo diretto con l’intelligenza?

Sia chiaro, gli studi che a breve verranno citati non sono dogmi: già il termine di intelligenza, se misurato in Q.I., è da molti criticato e nel corso della sua storia ha avuto non poche revisioni e cambiamenti che ne hanno mutato forma e contenuto. Devo anche sottolineare che, per tutto il corso della mia giovane vita, ho spesso incontrato ultra conservatori dotati di ingegno ammaliante così come un gran numero di presunti liberal perfettamente inscrivibili nell’ovile dei peggiori idioti.
Va ancora una volta ricordato l’esperimento sociale che mio malgrado sto vivendo con Ideologorroico: per ogni persona che esprime apprezzamenti per le mie riflessioni trovo altrettanti miei simili che esprimono un livello di fiera ignoranza che nella vita reale raramente ho incontrato. Commenti a sfondo razzista, spesso fatti senza leggere nemmeno una riga di ciò di cui ho scritto e tendenti all’utilizzo della tecniche dell’offesa personale e alla divisione: Enrico Mentana li ha da poco definiti con il neologismo “webeti”. Un po’ l’ho sempre pensato, un po’ mi ha spinto Ideologorroico a farlo e così ho cercato risposte a quella che ad una prima impressione mi è sempre sembrata una certezza: tra gli ignoranti che mi scrivono molti sono razzisti. I razzisti sono più stupidi?
Una ricerca del 2008 pubblicata su Psichological Scienceindica una correlazione fra l’intelligenza di un bambino e le sue attitudini sociali da adulto: chi a 10 anni dimostrava di avere maggiori punteggi nel calcolo del quoziente intellettivo a 30 anni generalmente assume atteggiamenti non tradizionali e più progressisti.
Nel corso del passato anche la religione è stata oggetto di studio in relazione all’intelligenza: nel 2013 un gruppo di ricercatori ha unito i risultati di più di sessanta studi precedenti e ha dedotto che le persone con un più prestante intelletto hanno comportamenti meno religiosi e, tendenzialmente, credono meno. Francamente reputo molto sensibili questi dati: viviamo in un contesto storico dove la religione sta assumendo forme nuove e materiali e i nuovi idoli, rappresentati da un consumismo sfrenato e dal nuovo Dio-denaro, pare prendano più consensi del barbuto fuorimoda Dio cristiano. Eppure anche la ricerca spasmodica dell’ultimo modello di smartphone, la venerazione mistica di fronte alle scintillanti vetrine, le forme di penitenza lavorativa che portano ad un leggero schiavismo per acquistare beni di consumo e i pellegrinaggi di massa nei centri commerciali possono essere considerati fenomeni religiosi a tutti gli effetti, ne parla approfonditamente George Ritzer in “
La religione dei consumi”.
Nel 2016 invece arriva la risposta alla tormentata questione. Geoffrey T. Wodtke della University of Toronto si è chiesto se maggiori o minori capacità cognitive influenzassero la tolleranza razziale. Il suo studio “Le persone intelligenti sono meno razziste?” (chiamarlo semplicemente “i razzisti sono degli idioti” sarebbe stato poco *politically correct
) si focalizza nello specifico sulla capacità verbale e sulle competenze necessarie per comprendere e analizzare le informazioni basate sul linguaggio. 44700 persone intervistate dal 1972 al 2010 hanno prodotto risultati interessanti seppur poco sorprendenti. Coloro che hanno ottenuto i migliori risultati sono gli stessi che hanno meno pregiudizi sull’etica e sull’efficienza lavorativa delle persone di colore. Un esempio fra tanti: la metà dei punteggi registrati fra i più bassi sono di persone convinte che i neri siano tendenzialmente più pigri mentre solo poco più del 20% fra i punteggi più alti si trova d’accordo con questa affermazione. Percentuali simili fra coloro che giudicano accettabili matrimoni interrazziali o fra persone dello stesso sesso: la tolleranza a queste unioni non tradizionali sembra essere direttamente proporzionale all’intelligenza. Una piccola parte di tutti gli intervistati ha dichiarato di operare preferenze razziali nel mondo lavorativo. Ma, anche questa volta, quelli con punteggi più alti nelle abilità linguistico-verbali sono risultati essere meno propensi alle divisioni razziali rispetto a quelli con i punteggi più bassi. Stesso risultato alla domanda che chiedeva se nelle scuole fosse opportuno operare divisioni etniche: fortunatamente quasi il 90% si è detto contrario a questa proposta ma, provate ad indovinare, tra chi possiamo trovare il maggior numero di favorevoli alla segregazione? “Questo ovviamente non vuol dire che tutti i conservatori siano stupidi e i liberali intelligenti -spiega anche Gordon Hodson- qui si parla di tendenze medie: possiamo dire che in generale gli uomini sono più alti delle donne, ma non si può dire se si prende un uomo a caso e una donna a caso quale dei due sia più alto

Quindi no, non è la prova scientifica della supremazia della tolleranza però sì, possiamo prenderla come indicazione. Del resto anche senza essere un ricercatore con pluripubblicazioni di Psicologia della Toronto University e attraverso l’esperienza del mio blog ho avuto modo di constatare quanto i commenti a sfondo razziale siano spesso vuoti e mossi dalla peggiore ignoranza, quella fiera di esserlo e senza alcuna apertura al confronto. Il razzista si sente* homo perfectus*, senza nessun bisogno di migliorarsi, parla esclusivamente per sentenze e non ascolta. Divide, stravolge la realtà, non prova alcuna pietà. Con Amatrice abbiamo avuto prova che i razzisti italiani hanno davvero toccato il fondo. Ma badate bene la presunta inferiorità intellettiva non deve e non dovrà mai essere una scusa per giustificarli, un espediente per sottrarci dall’emarginarli, correggerli, farli sentire per quello che sono:degli idioti. Sul razzismo bisogna sempre monitorare, altrimenti gli scemi diventiamo noi.

Ps: oramai ci siamo abituati ma è sempre divertente. Ho messo la foto di tre politici senza citarli, giusto per vedere le reazioni dei miei fedeli commentatori ignoranti. 

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