Questo Pd assomiglia alla Lega

Le magliette gialle di domenica non sono lontane dalle camicie verdi di Pontida.

L'iniziativa del Partito Democratico romano si è perfettamente inserito nella scia prettamente simbolica e pesantemente populista il cui monopolio, almeno fino a qualche mese fa, sembrava appartenere alla nuova destra di Matteo Salvini.

Le bande di spazzini giallo-vestite sono infatti solo la punta di un iceberg che poggia le proprie basi sulla spasmodica rincorsa al consenso e alle inclinazioni più di pancia della popolazione italiana.

Dimenticando che un partito deve dare un'indicazione politica e non spettacolo, il Pd di Roma ha deciso di acciuffare un tema caldo, quello dei rifiuti, e renderlo quanto più spendibile possibile, semplificandolo ai limiti del grottesco. Come la Lega ha fatto con il binomio sicurezza-ronde, il Partito Democratico si è sentito in dovere di dover rendere quanto più possibile teatrale la propria iniziativa, collezionando malumori e critiche anche e soprattutto da una parte consistente dell'elettorato.

La corsa del Pd alla pancia del Paese non è passata solo dai giardini romani ma, e questo è ben più preoccupante, anche dai palazzi del potere. Dalla Orlando-Minniti (in odore di incostituzionalità), fino al recente pasticcio della legge sulla Legittima Difesa (un fenomeno che nel 2015 ha contato solo 123 casi, 90% dei quali risoltisi con assoluzione), passando dalle dichiarazioni vagamente razziste di Debora Serrachiani è evidente che l'avvicinarsi delle elezioni spinge il Partito Democratico nella direzione delle inclinazioni e dei sentimenti a spot del popolo senza un'attenta analisi politica d'insieme.

La svolta populista del Pd è un atto suicida, un vicolo cieco da cui non può che uscirne a pezzi. Da una parte l'Europa reagisce alle propulsioni nazionaliste riaffermando con decisione un modello di fondo democratico e plurale determinando così, come successo nei recenti casi olandesi e francesi, la sconfitta dell'internazionale populista. Dall'altra la più grande forza progressista italiana rincorre i propri avversari cercando di sconfiggerli in un campo che conoscono bene, sui cui marciano da anni.

Un eterno rincorrere il pensiero forte che, alla fine, si traduce nel non schierarsi, nel limitarsi a guardare. Come gli ignavi danteschi gli "spazzini per caso" si limitano a compiacere, a mettere in scena uno spettacolo destinato a consumarsi in poche ore tra qualche applauso e tante perplessità. Dimenticano nel Pd, forse, di essere tuttavia il partito di governo, di avere un ruolo istituzionale anche nella gestione delle emergenze di tutti gli enti pubblici. Dimenticano inoltre di avere amministrato per anni Roma, di essersi resi corresponsabili di una gestione lacunosa del sistema rifiuti di cui Virginia Raggi ha sì il più delle colpe, ma non tutte.

Una pagina del Pd questa da buttare via. Possibilmente nella differenziata.

Visualizza i commenti

Get the latest posts delivered right to your inbox.

Privacy Policy