Quattro considerazioni da fare prima di esprimersi sulla Catalogna

Drammatiche e per certi versi anacronistiche in uno scenario europeo. Eppure le immagini che ci arrivano dalla Spagna sono reali e preoccupanti. Diverse possono essere le opinioni in merito all'indipendenza del popolo catalano, alcune sembrerebbero essere mosse dal più forte partito del mondo, che non è quello indipendentista né quello centralista, ma il partito preso. Andrebbero tuttavia fatte delle considerazioni, soprattutto se la delicata situazione che ruota intorno a Barcellona è valutata con occhiali a montatura e lenti italiane.

Considerazione uno: l'indipendentismo catalano non è simile a quello leghista. Anzi, è il modello leghista ad essere molto diverso dalla maggior parte degli indipendentismi europei. Innanzitutto la Catalogna non basa la propria volontà di autonomia da una spinta xenofoba o comunque da un disprezzo di fondo dell'altro, la Spagna. Inoltre la maggior parte dei catalani chiede di potersi autodeterminare senza mettere in discussione l'Europa unita, questo non è poco. E' doveroso aggiungere che la Catalogna è a tutti gli effetti una nazione storica, con forme di governo risalenti al Medioevo, rappresentando uno degli stati più antichi del Vecchio Continente, più dell'Italia. Le istituzioni proprie del governo catalano sono rimaste indipendenti fino al 1714, quando la regione perse la propria sovranità in favore di un accentramento verso la corona di Castiglia, a Madrid. La Padania non è mai esistita come identità di autogoverno.
Perché sottolinearlo? Perché in questi giorni in molti hanno paragonato due situazioni molto diverse, schierandosi a favore o contro citando varie forme di indipendentismo italiane. Dovremmo valutare la questione, in ultima analisi, senza pregiudizi in salsa nostrana.

Considerazione due: che cos'è una nazione. Per Federico Chabod "Una nazione è una comunità di individui che condividono alcune caratteristiche comuni come la lingua, il luogo geografico, la storia, le tradizioni, la cultura, l'etnia ed eventualmente un governo" ( L'idea di Nazione, Laterza, Bari 1961). La Catalogna, piaccia o non piaccia, risponde a tutti questi requisiti. Nella regione esiste un corpo di polizia autonomo, il Mossos d'Esquadra (anche per questo ha fatto molto scalpore l'intervento della Guardia Civil), un governo eletto e delle tradizioni secolari. Il catalano moderno dopo la morte di Franco è tornato ad essere la prima lingua, lo spagnolo si insegna a scuola tre ore a settimana (come l'inglese) e chi è straniero, per poter lavorare nella regione, deve necessariamente conoscere il catalano. L'unico filo che collega Barcellona a Madrid è la tassazione: i soldi vanno nelle casse del governo centrale, su questo non si discute. In questi giorni Rajoy ha "congelato" i 1400 milioni di euro mensili normalmente erogati al governo autonomo, di fatto limitando lo spazio di manovra delle istituzioni catalane. In queste ore la Guardia Civil ha inoltre oscurato i siti con il dominio .cat, per frenare la propaganda indipendentista.

Considerazione tre: il referendum è illegale. Su questo non ci piove. Per come è impostata la Costituzione spagnola il governo catalano non può indire un referendum per la secessione. Il testo è chiaro: "La sovranità nazionale appartiene al popolo spagnolo [e sancisce] l'unità indissolubile della nazione, patria comune e indivisibile". Tuttavia va aggiunto che in quanto fenomeno umano la legge non è eterna ed è soggetta a mutazioni, in caso contrario dovremmo rispettare alla lettera la Bibbia del vecchio Testamento (nel Levitico 18:22 non c'è una gran considerazione per i diritti civili, ad esempio). Esistono, seppur molto complesse, procedure anche per le modifiche costituzionali.
In molti hanno fatto appello in questi giorni al principio all'autodeterminazione dei popoli. Il concetto di autodeterminazione, tuttavia, resta vago e nel Diritto Internazionale il principio non è applicabile ai paesi sottoposti a occupazione straniera prima della fine della seconda Guerra Mondiale (irretroattività), a meno che non si tratti di paesi coloniali. Oltretutto, come tutte le norme di Diritto Internazionale, il principio viene poi ratificato da leggi interne, complicando ulteriormente il quadro normativo.

Considerazione quattro: all'Europa conviene e non conviene. La secessione seppur improbabile della Catalogna determinerebbe l'immediata uscita dall'Ue e una nuova fase di trattative per il rientro nel mercato comune. Ovviamente la Comunità Europea ha il dovere di difendere gli interessi degli stati membri ed è scontato e quasi banale l'appoggio incondizionato al governo centrale spagnolo in aperta avversione a maggiori autonomie.

Deve essere ricordato tuttavia che anche gli Stati, proprio come le leggi, sono fenomeni umani a tutti gli effetti e quindi inesorabilmente soggetti al cambiamento. Essere in grado di assorbire gli shock senza chiudersi in una cieca visione ancorata al passato è una sfida che, soprattutto in quest'epoca di sconvolgimenti politici e sociali, l'Ue deve affrontare con coraggio e con la consapevolezza che nel corso della sua storia, lunga o corta che sia, ne incontrerà in continuazione. Sapersi adattare ritrovando sempre nuovi equilibri diventa per l'Ue di fondamentale importanza perché più dei populisti, dei sovranisti o degli indipendentisti il nemico più grande dell'Europa resterà sempre l'Europa stagnante.

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