L'omofobia cecena fa rima con «Islam» - Cavoli a colazione 9

Omosessuali arrestati, umiliati, torturati e a volte anche uccisi. Questo è la cartolina dalla Cecenia che nelle ultime ore ha sconvolto l'intero Occidente.

Da italo-iraniano ho sempre vissuto con grande difficoltà la contraddizione di dover difendere la religione mussulmana senza cedere un millimetro dei valori occidentali con cui sono orgogliosamente cresciuto, eppure l'eterna tensione al quale sono sottoposto da 28 anni mi ha insegnato a non affrontare l'argomento sbilanciandomi rovinosamente nell'eccesso di comprensione, spesso mascherata da buonismo (giuro, odio questo termine) o di cattiveria, il più delle volte tradotta in aperta xenofobia.

L'intolleranza del governo russo nei confronti delle realtà Lgbt ha trovato sponda nella difficile regione a maggioranza mussulmana. Un «mix letale» che ha prodotto veri e propri campi di concentramento alle porte della civilissima Europa, sconcertandola. La Cecenia non è però un caso isolato: Iran, Arabia Saudita e Pakistan sono solo alcuni dei paesi a matrice islamica in cui l'omosessualità viene apertamente osteggiata per mano dei legislatori.

Ciò che tuttavia sorprende è che i prigionieri omosessuali ceceni, una volta arrestati ed interrogati, pare venissero stipati in buie ed umili celle al fianco di detenuti jihadisti dello Stato Islamico.

Potrebbe ai nostri occhi risultare paradossale, a tratti incredibile, ma evidenze di questo genere dovrebbero quantomeno farci riflettere. L'Islam radicale non si pratica solo nelle polverose distese siriane né appartiene esclusivamente ai tagliagola del Califfato. L'Islam radicale ha diverse forme, meno ostili sicuramente, ma non per questo meno pericolose perché il più delle volte istituzionalizzate.

La religione mussulmana si infatti è trovata in troppo poco tempo a doversi confrontare con l'impatto destabilizzante del modello occidentale. Lo shock ha creato divisioni e l'intera struttura da allora sta attraversando un processo estremamente delicato.

L'Islam radicale è ampio e al suo stesso interno è dilaniato da lotte intestine, a volte diversamente violente. L'Islam radicale è ramificato nei palazzi di Tehran o e nei quartieri periferici delle città europee, si esprime nelle leggi liberticide come negli schiaffi di un padre ad una figlia «troppo occidentale».

L'islam radicale è più di quanto si possa pensare, ha più consensi di quanti se ne contino limitando lo sguardo d'attenzione alla sola Isis. Questo non significa che l'Islam sia il male incarnato in forma religiosa. Esistono mussulmani moderati sparsi in tutto il mondo e in cui ripongo tutta la mia fiducia.

La situazione del cosmo mussulmano ricorda la guerra civile italiana: durante i primi anni del Dopoguerra la storiografia di stampo marxista ha relegato il fenomeno fascista ad un manipolo di violenti gerarchi, «cani da guardia della borghesia», negando il coinvolgimento e il consenso a più livelli di una parte consistente della popolazione civile. Proprio come allora ci ostiniamo a condannare il kamikaze del Califfato non riconoscendo la reale portata di un fenomeno purtroppo di ben più ampio raggio.

L'Islam è immerso una vera e propria «guerra civile» e io, con il fardello del nome di Alessandro Magno, il condottiero che ha provato ad armonizzare Occidente ed Oriente, non posso infine che schierarmi nella più scomoda e forse anacronistica fra le barricate: quella della tolleranza.

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