L'unico colpevole di Torino è il terrorismo

Le prime pagine dei quotidiani di oggi hanno dato ampio spazio al tragico ferimento di più di 1500 persone nell'attacco di panico generale di Piazza San Carlo a Torino.

L'ardente necessità di puntare il dito in salsa italiana ha trovato nel ragazzo con lo zainetto il perfetto colpevole. Poco importa se il malcapitato è stato identificato, ascoltato e rilasciato senza nessuna denuncia formale a carico (almeno per ora), poco importa se un minimo di garantismo è quanto ognuno di noi meriterebbe: quel "deficiente" è diventato immediatamente il bersaglio preferito della carta stampata e la valvola di sfogo della cloaca di commenti sui social network.

L'insaziabile fame dello sciacallaggio politico ha trovato nel sindaco Appendino il perfetto responsabile su cui riversare l'ennesima pioggia di polemiche vuote e inconsistenti. Che vi sia stata una mancanza di controlli e una visione miope dell'evento potrebbe essere sì un dato di fatto, ciò non toglie che i vertici di sicurezza in questi fatti vengono fatti intorno ad un tavolo dove esperti in materia (Prefetto in primis) copartecipano con il primo cittadino nella pianificazione delle misure preventive.

La realtà è che tremila persone in fuga e terrorizzate sono difficilmente contenibili e placabili. La verità è che a Torino, paradossalmente, ce la siamo cavata molto meglio del peggiore degli scenari immaginabili.

In un Paese non viziato dalla propaganda universale l'incidente di Torino avrebbe unito intorno a quella che a tutti gli effetti è stata una vittoria del terrore internazionale. In un Paese normale sarebbero stati molto diversi i perché, molto più cauti i toni, molto più dignitose le argomentazioni. In un Paese normale ci sentiremmo tutti vinti e nessuno proverebbe ad erigersi a vincitore.

Benvenuti in Italia, il Paese dove il terrorismo ottiene risultati anche senza avere ancora colpito, dove l'Isis divide senza farsi vedere, dove la paura è rivolta al diverso o all'avversario, raramente al nemico.

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