L'infamante campagna di Belpietro contro i permessi umanitari

Come denunciato dal nostro giornale oltre il 25% degli stranieri non ha diritto di stare in Italia. Vi rimane soltanto grazie al cosiddetto permesso umanitario. Ma molti di essi lo usano solo per delinquere, come dimostrano con drammatica evidenza i recenti casi di stupro. Aiutateci nella battaglia per cambiare questa norma iniqua.

Questo è ciò che da qualche giorno appare sul quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro, La Verità, un vero e proprio appello ai lettori che ogni giorno raccoglie decine di sottoscrizioni sotto forma di mail, con tanto di breve dedica annessa, per cancellare dalla legislazione italiana l'istituto dei permessi umanitari.

La presentazione della campagna in poche righe si dimostra di un'imprecisione agghiacciante, se non volutamente faziosa. La Verità riesce infatti nella difficile impresa di accostare forzatamente argomenti diversi fra loro e considerazioni infondate con l'unico scopo di muovere nei suoi lettori l'istinto xenofobo più semplice e basso, con l'unico obiettivo di trovare per l'ennesima volta nella diversità un nemico.
Basta infatti una breve analisi per capire quanto la natura di questo appello sia discriminatoria e inapplicabile.

  • Il 25% degli stranieri non ha diritto di stare in Italia, vi rimane solo grazie al permesso umanitario. Non so cosa pensasse il redattore che ha curato la stesura del testo. Anzi, non so proprio se in quel momento pensasse. Il permesso umanitario infatti dà il diritto al richiedente di rimanere sul territorio nazionale, è evidente pertanto che a chi ne è stato riconosciuto non possa in nessun modo rientrare nella porzione statistica di chi non è in possesso dei requisiti per godere il diritto.

  • Ma molti di essi lo usano per delinquere. Molti non è un valore statistico, quanti reati siano commessi in rapporto ai permessi umanitari rilasciati non è dato saperlo, però a la Verità basta indicare genericamente questa parola per evocare nelle proprie affermazioni autorevolezza autoreferenziale. A ciò deve essere aggiunto che il permesso umanitario non è uno strumento che può facilitare direttamente la delinquenza (anzi, essendo una normativa di inclusione ha l'esatto effetto opposto), in che modo chi ne usufruirebbe potrebbe usarlo per delinquere?

  • Come dimostrano con drammatica evidenza i recenti casi di stupro. Questa è l'apoteosi della bassezza. La Verità è convinta di poter dimostrare con evidenza la correlazione fra il rilascio di permessi umanitari e violenze sessuali. A guardar bene fra i numeri, che probabilmente il quotidiano di Belpietro fatica a leggere, circa l'80% delle violenze sessuali avviene però fra le mura domestiche. Ne va da sé, seguendo questa logica, che quelle mura siano pagate grazie ad un mutuo o un affitto, presumibilmente sostenuti economicamente da uno stipendio: perché non lanciare dunque una campagna contro l'abolizione della busta paga? Gli stupri avvengono grazie agli stipendi in fondo.

La fonte normativa di riferimento per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari è l’art 5,co. 6, del d.lgs, n. 286/08, che prevede espressamente che la gestione dell'accoglienza sia regolato dagli stati salvo che ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano.

Il permesso per motivi umanitari dunque viene rilasciato a seguito dell'obbligo di adempiere ad obblighi di natura costituzionale o di diritto internazionale, tra cui il principio di non refoulement, principio inderogabile sottoscritto durante la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951 e i principi enunciati nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo che impongono che lo Stato non possa mettere in atto condotte che espongano un individuo al rischio di subire pene o torture e trattamenti inumani e degradanti. Il permesso umanitario viene rilasciato in caso di pericoli dell'individuo per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, o là dove possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

Il permesso umanitario non è dunque norma al quale si può liberamente metter mano, per capriccio, è invece un istituto che tutela esseri umani dalle violenze e dalle persecuzioni di altri esseri umani. Un atto di civiltà che nulla ha a che vedere con la vergognosa campagna del quotidiano La Verità.

Maurizio Belpietro non è uno sprovveduto, conosce bene i limiti della sua iniziativa ed ha piena conoscenza della sua inutilità. L'appello tuttavia permette ai suoi lettori di scrivere poche righe di commento che verranno in seguito pubblicate, come fosse una bacheca aperta dal quale potersi mostrare. Nell'epoca in cui ognuno sente di avere il dovere di esporsi mediaticamente per dire al mondo ciò che pensa non è accettabile per quasi nessuno lasciarsi sfuggire l'occasione di vedere il proprio nome stampato sul giornale preferito. Le lettere dei sottoscriventi però si dimostrano impreparate, i lettori di Belpietro associano con estrema facilità ius soli, clandestinità e permessi umanitari confondendoli, accomunandoli e a volte strumentalizzandoli apertamente.

Belpietro sa di avere scritto una castroneria e sa di aver dato spazio a numerosi affermazioni lacunose ed errate. Ma il direttore, che sprovveduto non è, sa anche bene che questa, oltre ad essere l'epoca del protagonismo smisurato, è anche l'epoca della crisi esistenziale dell'editoria. E per vendere qualche copia in più di questi tempi tutto o quasi diventa lecito. Anche se infamante.

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