Le 10 banalità più comuni quando si parla di politica

1) “Perché non si parla di quello che succede su Marte?”
Argomento immediatamente ingaggiato nel momento che una tragedia colpisce qualcuno o qualcosa a noi vicini. “Attentato a Nizza? Perché non si parla della Siria? Strage a Monaco? Perché non si parla dell’Iraq?”
Semplice: perché se i ladri entrano nella casa del tuo vicino di pianerottolo ti colpirà sempre più del furto subito da Algot, proprietario di una piccola bottega di legname ad Hallonbergen, 120km da Stoccolma.

Sia chiaro, questo non vuol dire che si debba ignorare o prendere sottogamba ciò che succede sul pianeta Terra, soprattutto in questo mondo globalizzato dove le ricadute sulla nostra vita quotidiana sono sempre più connesse a realtà distanti migliaia di chilometri da noi. È sempre bene tener presente che se bombardiamo un ospedale ad Aleppo è normale che qualcuno possa radicalizzarsi e vederci come nemici cercando di farci del male ma è estremamente normale anche patire più ciò che per principio di appartenenza reputo più vicino a me. Scoprire che qualcosa di brutto possa accadere ad un individuo in cui potrei quasi perfettamente incarnarmi mi rende vulnerabile, suscita timore e stimola comportamenti di difesa.
Banalmente riparerò la serratura del garage più facilmente quando il vicino di casa subirà il furto, con tutto il bene che si possa volere al signor Algot.

2) “Voglio vedere se facessero così a casa loro” Io molto più semplicemente non me ne interesso. Premesso che nella maggioranza dei casi coloro che dovrebbero pensare “a casa loro” vivono nel nostro Paese. Ma poi, davvero misuri la tua presunta civiltà paragonandola ad altro? Non posso costruire una chiesa in Arabia Saudita (o con molte difficoltà), perché non dovrei far costruire una moschea se credo nella libertà di culto? Io vado fiero della mia identità ed è proprio per questo che non faccio aste al ribasso sui miei principi. Se poi fossero scappati dal loro paese d’origine per sfuggire all’intolleranza perché dobbiamo imputargli le colpe del loro governo? Stasera mangerò il kebab dal turco senza fargli pesare le epurazioni di Erdogan e gradirei non sentirmi accusato di essere un affiliato di Cosa Nostra. Così, per dirne una.

3) “Spendiamo ogni anni millemiliardimila per questo? Quantitativamente parlando, cosa ne sai?
E poi, cosa c’è di male se un servizio dello Stato va in rosso? Toccherò corde sensibili per molti di voi ma sto per difendere la rete ferroviaria italiana, esempio lampante del comune lamentarsi: al netto dei servizi scadenti e dei puntuali ritardi della nostra RFI, ogni tanto salta fuori il classico “questo settore dello stato è in rosso”. Dunque? Anche la sanità e la difesa vanno puntualmente in perdita, perché non possono farlo anche i trasporti? Se lo Stato spendesse soldi per una rete capillare e a basso costo diretto per i cittadini che male ci sarebbe? Io la troverei una forma di welfare state estremamente utile che alleggerirebbe le spese private degli spostamenti e aiuterebbe l’ambiente diminuendo le emissioni.
Discorso attuale anche per il Senato: la riforma avrebbe voluto eliminarlo anche per abbattere i costi. Perché? Il Senato della Repubblica è un servizio dello Stato, il peso economico è bilanciato da un servizio.

4) “Un tempo eravamo più al sicuro” No. Marzio Barbagli, sociologo, ha fatto una ricerca sui dati del crimine in Italia con i dati emessi dal Viminale dagli anni 80 ad oggi: furti d’auto e omicidi sono drasticamente crollati, i furti in casa e i borseggi crescono con l’aumento della popolazione, quindi sono relativamente stabili.
Un tempo vi sentivate più sicuri: se un bullo tirava uno schiaffo nessuno lo riprendeva con il videofonino, se un buon padre di famiglia violentava la moglie si denunciava molto meno, se un ladruncolo rubava una bicicletta rimaneva una storia di quartiere, oggi in pochi minuti sappiamo come era vestito e, se straniero, di quale etnia appartiene.
I social network ci fanno apparire meno sicuri ma nulla è cambiato in peggio, anzi.

5) “Tutta colpa di Renzi.” Sia chiaro, non sono per niente renziano ma lo sport nazionale di questo Paese è dare colpa al premier, sempre. Non importano le competenze locali, regionali, provinciali o europee, è sempre tutta colpa di Renzi (…o Berlusconi, Prodi, Monti ecc..). Pesto una merda? Mi tradisce la moglie? Unghia incarnita? RENZI RENZI RENZI.Fatemi il favore, informatevi di più, anche solo per rendere più maturo il legittimo dissenso che provate verso le istituzioni.

6) “Non è democratico” Premesso che “democrazia” è potere del popolo che per partecipazione diretta o indiretta può decidere di tutto, anche l’abolizione di qualsiasi diritto liberale (democrazia e liberalismo andrebbero scissi). E poi, chi vi ha detto che la democrazia sia principio universale?
Un popolo può star bene nell’assolutismo e vivere serenamente in maniera anti-democratica tutelando l’unico vero diritto fondamentale da tutelare: il diritto di un popolo ad autodeterminarsi. La democrazia è un’ideologia, sia nelle discussioni interne che fuori dai confini nazionali va tenuto in mente: non c’è nulla di scontato. Almeno se non vogliamo correre il rischio di chi ha voluto esportarla, non senza pochi danni.

7) “Gli italiani” Forma politichese a cui segue un concetto abbastanza categorico: “sono stufi delle tasse” “hanno capito il gioco del Governo” “ci chiedono questa riforma da anni”.
Ma chi ha fatto questi sondaggi? Dove si vota per decidere se si è esausti?
E poi, cosa sono gli italiani? La storia delle elezioni ci parla di un popolo diviso in micro correnti, mai omogeneo e diviso in numerosissime correnti.

Dopo la fine della Seconda Guerra il PCI riempiva le piazze di tutto lo stivale e sembrava dovesse stravincere le elezioni. Eppure per la prima volta emerse un Paese silenzioso ma multiforme: italiana era la guida alpina di Bolzano come il bracciante siculo. Italiano era l’operaio della sezione comunista emiliano come la suora di clausura isolata sull’Appennino. Il PCI ebbe così risultati più scarsi del previsto.

Il DNA dei popoli italiani è il più ricco e variegato d’Europa con diversità etnico-genetiche superiori di 30 volte il resto del Continente. Siamo stati politicamente sempre divisi e la nostra posizione centrale nel Mediterraneo ha favorito il fiorire di una diversità culturale inimitabile nel resto del mondo.
Diffidate quando sentite parlare delle inclinazioni degli italiani: siamo purtroppo o per fortuna il paese più diviso al mondo, con l’aggravante di esistere da meno di duecento anni.
L’Italia è stata fatta, ora vanno fatti gli italiani.

8) “La Casta, la Casta ovunque!” I politici non brilleranno di intelligenza ed onestà, ma rappresentano il Paese. Anche questo può non piacere ma se voti un politico perché parla bene o parla solo di politiche migratorie, non hai nessuna garanzia sul resto.
E se non c’è nessuno che ti rispecchi puoi sempre candidarti.
Oltretutto è troppo comodo dare la colpa ai potenti: nel raro caso tu abbia votato coerentemente al tuo pensiero e i tuoi rappresentanti abbiano mantenuto un comportamento corretto vuol dire che gli strumenti per esercitare il tuo voto critico e ragionato li può avere chiunque, anche il tuo vicino di casa berlusconiano. Ricordatelo quando parli di suffragio universale e quando pubblichi link di quanto sia bello ogni singolo essere umano e quanto siano dignitose le battaglie personali di ognuno di noi: la gente il più delle volte vota senza cognizione di causa. No tutti sono in grado di governare.
La massa, come scriveva Le Bon, non accumula intelligenza ma mediocrità. La Casta dei pochi è responsabilità dei molti.

9) “In Svezia hanno questo, negli USA quell’altro”. Provo sempre tanto imbarazzo e tenerezza al cospetto di tali affermazioni. Ci sono 196 nazioni nel mondo, l’Italia è nona per PIL, cinquantesima per benessere. Comunque si voglia vederla non c’è male.
Abbiamo una serie di servizi che il 90% del resto del mondo non ha. Abbiamo accesso a talmente tante risorse che ci vorrebbero tre pianeti per essere sostenibili a livello ambientale. Fatemi un favore: piantatela.
Il nostro progresso lo stanno pagando altri, lamentarsi di chi ha di più è nella maggior parte dei casi evitabile.

Che poi, la Svezia ha infinite risorse energetiche e una popolazione relativamente bassissima e gli Stati Uniti generano ricchezza mediante l’uso della forza internazionale con l’esercito più potente del mondo: due condizioni che mai potremo avere nel breve periodo, quindi basta consumare più ossigeno del dovuto, andate al bar a bervi una birra e a pensare alle vostre scelte di vita, è meglio.

10) “Non conosco l’argomento, me ne sto zitto.” Il mio argomento preferito.
Non sapere è un alibi che non regge: tu hai potere decisionale e tu hai il dovere di informarti per esercitarlo. Ognuno deve imparare ad avere le basi di quanti più argomenti possibili in modo da soddisfare la naturale inclinazione dell’uomo alla curiosità e per poter avere gli strumenti per tessere quante più relazioni politiche possibili, anche nelle forme degli scontri verbali in cui si può uscirne sconfitti o con un’idea rinnovata, più completa e opposta.
Tutti dovrebbero avere un’idea di cosa accade sul nostro pianeta. Se si decide di non adempiere a questo dovere dovrebbe esser ritirato il diritto di voto come quello di espressione, brutale ma necessario per scongiurare un declino culturale. Perché sapiente è colui che sa di non sapere ma che agisce per migliorarsi.
Dovremmo cominciare a giudicare le persone in base a quanto sono disposte ad informarsi e a leggere, non lo dico solo perché così avrei più successo con le donne. Ok un pochino sì.

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