L'ictus è stato il mio miracolo

Non avrei mai creato Ideologorroico se avessi finito l’Università in tempo e se non avessi avuto un ictus.

Sono nato il 4 giugno 1989. In Cina il Governo Cinese scriveva con il sangue dei manifestanti l’epilogo della Protesta di Piazza Tienanmen mentre Angelina Jolie spegneva quattordici candeline e tante persone si godevano il meritato riposo domenicale.
Quello stesso giorno i miei genitori decisero di dare al loro unico figlio il nome di Alessandro, in onore di Alessandro Magno, il grande condottiero che unì la cultura occidentale a quella persiana: penso non potessero trovare nulla di più azzeccato per un neonato italo-iraniano.

All’età di sette anni alla stazione di Desenzano mia madre mi comprò una cartolina su cui c’era scritto il significato del mio nome, “protettore degli uomini”, interpretai quelle parole come un compito da portare avanti e fu allora che capii quale fosse la direzione da dare alla mia vita. Per mia enorme fortuna sapevo bene cosa significasse trovarsi in una situazione di svantaggio.
Durante il parto che mi ha messo al mondo ho infatti avuto un ictus e sinceramente penso non potesse capitarmi miracolo più grande.
Se l’ictus non mi avesse colpito non avrei passato un’ infanzia trattato con pietà per la mia evidente zoppia e probabilmente non avrei compreso che chi ha difficoltà non può desiderare niente di più che essere trattato come un essere umano, senza eccesso di riguardi.
Probabilmente avrei giocato più partite a pallone come titolare ma non avrei sviluppato dalla panchina a bordo campo lo spirito d’osservazione che ho maturato e che mi ha fatto capire quanto fosse bello guardare il mondo, ripensarlo e poi farsene un’ idea. Non avrei capito con tanta convinzione quanto sia importante coinvolgere tutti, che i comportamenti di esclusione sono davvero stupidi oltre che inutili.
Se la mia mano destra funzionasse correttamente probabilmente suonerei anche uno strumento, invece ringrazio di essere un buon ascoltatore totalmente privo di tecnica: non potrei chiedere di più.

Ho avuto dei miglioramenti e da qualche anno ho raggiunto una condizione tale che capita che chi mi conosca superficialmente inizialmente non si accorga della mia disabilità. È stato l’ostacolo più grande della mia vita: passavo ore a pensare ai movimenti da compiere e a quelli da evitare, studiavo il modo migliore per celare l’impaccio del mio lato destro e buona parte della mia emotività era occupata a struggersi qualora qualcuno si accorgesse del mio dark side. Facevo di tutto per nascondere la mano con l’unico disastroso risultato di non essere per niente naturale, attirando paradossalmente ancora più attenzioni su ciò che non volevo fosse notato.

E per fortuna ho sofferto tanto. Oggi non saprei quanto sia liberatorio poter essere sé stessi anche con le persone conosciute da pochissimo tempo. Capita spesso che io parli della mia invalidità, ne parli apertamente e con il sorriso in bocca. Il discorso non dura mai più di una manciata di minuti e la sensazione di liberazione che ne deriva non solo mi permette di vivere più tranquillamente il resto della conversazione concedendo spazio ai miei punti di forza ma mette in una condizione di agio e intimità il mio interlocutore, creando immediata simpatia e confidenza. Forse non avrei mai capito che essere a pieno sé stessi, anche con i propri limiti, è sempre conveniente. Magari ci sarei arrivato diversamente ma comprendere che i difetti facciano parte della natura umana mi ha reso capace di accettarli e a condividerli perché, come uomini e animali sociali, abbiamo il dovere di proteggere i nostri simili. In fondo siamo tutti un po’ Alessandro.

Se non avessi avuto lesioni neurologiche forse avrei capito meglio la matematica e non avrei studiato filosofia. Ringrazio l’ ictus che mi ha obbligato a questa scelta, per me è la materia più bella che esista su questo pianeta, non smette mai di sorprendermi.
Probabilmente se fossi stato normodotato sarei stato in grado di concentrarmi maggiormente sulle cose ma l’avere la testa sempre fra le nuvole e un’ infinita voglia di scoprire ciò che mi circonda ha fortunatamente rallentato i miei studi dandomi il dono più grande che mi appartenga: la voglia di sapere poco di tutto. La gamma di esperienze che ho accumulato, il bagaglio culturale che mi sono costruito e tutti i progetti in cui mi sono infilato per provare a rendere il mondo un posto migliore (sempre secondo il mio modesto punto di vista) non li cambierei mai con una laurea puntuale o la specializzazione in qualche mono-materia.
Probabilmente a quest’ ora avrei più memoria e saprei organizzarmi meglio, sicuramente creerei meno disagi a chi mi circonda, ma nessuno può capire quanto sia bello adattarsi e improvvisare con tanta naturalezza come faccio io.
Sicuramente sarei più simmetrico, avrei avuto un’ adolescenza meno tormentata, avrei conquistato qualche ragazza in più e magari ottenuto risultati socialmente ritenuti migliori, ma non sarei stato io.
Ogni singolo istante che sto passando di fronte a questo computer, tutti i miei ragionamenti, i rapporti che ho coltivato fino ad oggi e il mio modo di stare su questo pianeta non li avrei raggiunti se non avessi avuto il mio passato: tutto, senza escludere nulla. Le gioie e i dolori sono serviti ad edificare la mia persona. Gli errori e i limiti sono stati utili a capire ciò che di me meriterebbe miglioramento. I fallimenti e le difficoltà mi hanno fatto arrivare fino a qui, ad essere questo Alessandro che scrive su Ideologorroico e che è felice di farlo: una singola virgola del mio vissuto posizionata in modo differente avrebbe cambiato drasticamente la storia della mia vita e della vostra, che state leggendo queste riflessioni. Non voglio certo dire che io abbia fatto solo cose giuste o che io accetti serenamente qualsiasi avvenimento del mio passato ma dico che non si debba scordare che qualche volta il percorso della vita è tortuoso e si può inciampare. L’ ictus è stato il mio grande inciampo ma anche la più importante lezione che io abbia mai ricevuto. Come ho già scritto in passato si può essere soddisfatti di sé anche senza essere homo perfectus, l’ orribile mostro che non vuole migliorarsi. Si continuerà ad inciampare, l’ importante è rialzarsi.

Ve lo dice uno che zoppicando inciampa spesso.

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