L'Italia al 77° posto per libertà di stampa. Regime?

Sì, c’è un allarme libertà di stampa in Italia e sì, questo paese è sotto regime.

A scatenare l’ondata di timore ed indignazione questa volta è stata l’annuale classifica di Reporter senza frontiere che ha visto un crollo discendente del nostro paese dal 73° al 77° posto. La stampa senza bavaglio è il motore della democrazia e sono in molti ad aver cavalcato la notizia parlando immediatamente di dittatura condividendo poi sulle nuove piazze online, i social network, la terribile notizia spesso accompagnandola a commenti pessimisti, anti sistemici e cripto-complottisti.

Un esperimento immediato: dopo due o tre giorni dalla pubblicazione di questo mio ultimo articolo vi invito a visionare le reazioni degli utenti al link Facebook sulla pagina del blog di Ideologorroico. Noterete, e ne ho la certezza, che molti avranno risposto o condiviso la notizia senza averla minimamente letta. Succede spesso, nessuna sorpresa.

Il problema è che lo stesso procedimento è stato fatto con i dati emersi dallo studio francese sulla libertà di stampa: chi lo ha condiviso in questi giorni (65 persone lo hanno fatto solo dalla mia bacheca personale) ha veramente capito perché l’Italia peggiora? Chi si è indignato urlando al regime ha letto la relazione? Ma soprattutto, conosce il significato della parola “regime”?

Intanto l’Italia è governata da un regime democratico, quindi sì, c’è un regime.

Secondariamente affrontiamo il famoso studio. Secondo la relazione da 30 a 50 giornalisti in Italia sono sotto copertura in quanto minacciati da associazioni criminali. A rischio violenza anche chi indaga di corruzione. Pressioni politiche? Non vengono citate. In Italia esistono sì problemi di conflitti di interesse, comunque in calo con l’avvento del nuovo continente digitale, ma censure da parte del potere in forme gravi se ne registrano poche.
Gentiloni sei un incapace, firmato Alessandro Sahebi Vedete? Non mi capiterà niente, non ho paura.
La libertà di stampa politica è garantita, non possiamo lamentarci essendo fra i pochi al mondo a goderne gli effetti e le garanzie personali, questo è appurato.
Nessuna dittatura, sicuramente molti problemi con la criminalità organizzata che c’è ed è una minaccia per me e per i miei colleghi, una criticità dalla quale non si può mettere la testa sotto la sabbia. Penso che sia questo il tema su cui concentrare l’attenzione senza perdersi in inutili populismi e sgomento di bassa qualità.
Siamo sotto Tonga, Burkina Faso e Botswana: argomento usato dai media in questi giorni. Siete sicuri di conoscere i governi e la società di questi paesi o, mossi probabilmente da un grossolano terzomondismo, avete delle convinzioni inconsce sul sud del mondo che vi portano ad immaginarlo come un unico e tetro sistema di povertà e dittature?

Nota curiosa Forse il nostro non sarà il paese più laico del mondo, ma nella pubblicazione di Rsf si confonde brutalmente il Vaticano con l’Italia. Si citano i casi dell’inchiesta e dei processi – svolti in tribunali della Santa Sede – e delle pressioni ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, indagati per il famoso caso Vatileaks. Indagati per questioni sì professionali ma non in Italia, tanto da dover essere sottoposti a rogatoria per comparire di fronte alla corte di competenza in un paese formalmente considerato straniero.
Piccola chicca finale: il 20 dicembre 2016 papa Francesco ha concesso la libertà condizionale a monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda, uno degli imputati. Non proprio i circuiti dei tribunali italiani, questo è un chiaro esempio di potere politico e giuridico.
Sapevate che il Vaticano è una monarchia assoluta?

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