Ismaele La Vardera ha sbagliato

Ismaele La Vardera ha clamorosamente sbagliato. Lo dico da giornalista, da acerrimo nemico del malcostume, della mala informazione e di qualsiasi forma di censura o ostruzione della verità. Lo dico da avversario politico del populismo, di un certo tipo di destra incarnato anche in Matteo Salvini e Giorgia Meloni e di tutte le derive xenofobe annesse. Lo dico da giovane blogger (si spera) emergente, da discreto commentatore del web e da umile cittadino. La messa in scena di La Vardera è stato un terribile errore.

Intorno agli appuntamenti di voto ruotano affari, colpi bassi e pratiche immorali ed è compito di ogni buon giornalista districarsi nella complicatissima giungla elettorale per far sì che il malcostume emerga, per dare ai cittadini chiavi di lettura della politica locale e nazionale che permetta loro di poter scegliere in un clima quanto più trasparente possibile.

Succede a Palermo che Ismaele La Vardera, ex Iena e celebre in Sicilia per le sua campagne a favore della legalità, interpreti questa missione senza freni deontologici arrivando a candidarsi, pare, con l'unico intento di montare un colossale docu-film che interpreti e racconti i numerosi casi di mala-politica del capoluogo siciliano.

Buoni intenti, disastrosa interpretazione. Forse un po' di smania, forse la volontà di emergere, di sorprendere. Forse il comprensibile ego smisurato tipico della giovane età. Nessuno potrà mai sapere cosa sia passato per la testa di La Vardera nel momento in cui ha partorito (o semplicemente accettato) questa idea. Certo è che una riflessione sulle premesse di questa sua impresa, il collega, avrebbe potuto farle.

La tanto sbandierata legalità è infatti incorniciata e misurata dalla nostra Costituzione. Per permetterci di goderne gli effetti, tra cui la libertà di espressione che permette a me e ad Ismaele di vivere e lavorare, qualcuno ha pagato. La costituente è stato solo l'effetto ultimo di anni di guerre partigiane, di sacrifici umani fatti da uomini e donne presumibilmente dell'età di La Vardera che hanno messo in gioco la loro stessa vita, il bene più prezioso, per permettere a noi di averne una migliore.

Non è vuota retorica, è ricordo vivo di un passato che ancora oggi esiste e ci condiziona. Dietro ogni singola di quelle sofferenze esisteva un'ardente volontà e voglia di democrazia. Stiamo parlando della vita delle persone, delle loro tragedie e del loro dolore. Non di share. Prendiamo questo caso per come dovrebbe essere affrontato: con serietà.

Il voto non è un gioco. Il voto è il sacro diritto e dovere di ogni cittadino e come tale deve essere trattato e tutelato. Da tutti, qualsiasi siano gli intenti.

Ismaele La Vardera ha tradito e raggirato settemila elettori palermitani negando loro il principio di rappresentanza, soffocandolo nella stessa mancanza di trasparenza che il giovane giornalista ha da sempre voluto denunciare e combattere.

Il grande paradosso di tutta questa storia, se dovesse trovare conferma, è che la garanzia di legalità ha finito per minare la legalità per mano di un paladino della verità che, caduto negli inferi come Lucifero, si è trasformato nell'inaspettato nemico dell'onesta intellettuale e della limpidezza morale.

L'unica rassicurante certezza rimasta in Sicilia è che anche in queste elezioni i comuni cittadini, quelli per cui le elezioni vengono organizzate, ci hanno rimesso sul piano democratico e su quello della dignità.

Il terribile sospetto che aleggia intorno al giornalismo, invece, è che sia diventato una gigantesca macchina dello spettacolo, un meccanismo ossessionato dalla volontà di sorprendere prima che di raccontare.

La mia personale riflessione, se volete sfumatamente autocommiserevole, è che un giornalismo lento, riflessivo e paziente come quello del mio blog verrà presto spazzato via dai nuovi show, fintamente informativi e spesso senza alcun freno morale e deontologico. E tutto questo senza che nessuno faccia niente per impedirlo. Noiosi giornalisti vecchio stampo come me in primis.

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