Indignazione per il Fertility Day: forse si sta davvero esagerando.

Fertility Da, in questi giorni impazza sui social la protesta contro la campagna del Ministero della Salute.

Decine di migliaia di utenti si sono scagliati contro l’iniziativa firmata dal Ministro Lorenzin, tanto da spingerla ad un blocco immediato del sito di riferimento. Una campagna che, a detta di molti, è partita male ed è stata gestita peggio.
Premesso che tutto si può definirmi fuorché un sostenitore di questo Governo avrei purtroppo qualche impopolare appunto da fare.

Innanzitutto non ci vedo nulla di male: in tutto il mondo e per tutto l’arco della storia lo stato ha sempre monitorato gli indici di nascita. Non siamo nella Cina di Mao né nell’Italia di Mussolini, nessuna forzatura è stata fatta, nessuna donna o uomo è stato costretto a riprodursi: il “decline rate” è un problema di tutto l’Occidente moderno e all’estero è argomento politico comunemente discusso: una campagna di sensibilizzazione in un contesto democratico può essere accolta così come rifiutata. Non riesco a capire dove sia lo scandalo.
Oltretutto non mi pare fossero richiesti figli da mandare al fronte, certo è che in termini di welfare state qualche pargolo in più non farebbe male e la campagna poteva cercare di spiegare meglio le ragioni della sua stessa esistenza senza fermarsi a quattro frasi probabilmente frutto di un lavoro frettoloso di qualche pubblicitario di serie B. Va però ricordato come recentemente campagne simili siano state promosse in Danimarca senza causare tanto clamore ma una generale simpatia e approvazione.

La campagna aveva sì molti limiti ma a ben vedere non si può ridurla a qualche cartolina e a un paio slogan facili. Si trattava infatti di più documenti di 137 pagine che, se letti attentamente, spiegavano con accuratezza le ragioni per cui sarebbe consigliabile un aumento demografico dimostrando di avere fatto un’ampia analisi del contesto culturale e dell’educazione sessuale in Italia, incrociando interessanti dati su cancro e trasmissione di malattie genetiche.
Sul piano professionale la comunità scientifica si è spaccata prevalentemente su alcuni passaggi, soprattutto sul lato psicologico in cui sembravano quasi grossolani, ma apparentemente la maggior parte degli studiosi riteneva corretto il percorso fatto almeno nei contenuti.
Aldilà dei dettagli scientifici che preferisco lasciare agli addetti ai lavori è innegabile che nel nostro paese si stia diffondendo generalmente una cultura del “figlio unico e tardi”. Non sono qui per mettere in discussione modelli e sviluppi ma è chiaro che questo fenomeno porterà ad un chiaro cambiamento delle dinamiche della società e della sua costituzione: aprire una discussione mi sembra doveroso.
Le donne, con l’assenso degli uomini, oggi pare preferiscano lavorare e costruirsi un futuro e ritardano il momento del concepimento. Negare le conseguenze scientifiche e sociologiche di questo fenomeno ha un solo nome: censura.
Sono estremamente favorevole alla libertà di scelta, alla totale padronanza del proprio corpo , sostengo qualsiasi forma di autodeterminazione femminile e lo farò sempre con estrema convinzione ma non posso non ammettere che il percorso che stiamo scegliendo ha anche pesanti criticità che possono avere gravi conseguenze. È onestà intellettuale, dovremmo ammettere tutti che come minimo bisogna parlarne.
Ultimo ma non per importanza pare ci sia l’ambito economico. “Come può il governo italiano chiedere ad una coppia di venticinquenni di procreare se mediamente uno dei due è disoccupato e l’altro con un contratto precario?” il discorso è ineccepibile e credo sia stata questa la più grande debolezza dell’iniziativa siglata Ministro Lorenzin, braccio di un esecutivo che ha dato un altro duro colpo alla stabilità giovanile. Ma, mi chiedo polemico, dov’è stata tutta questa indignazione popolare quando le riforme sul mondo del lavoro venivano promulgate? Perché all’approvazione del* Jobs act* non sono state fatte contro-campagne di massa, hashtag e meme satirici? Dov’erano in quei giorni i giovani italiani?
Non voglio ridurre tutto ad uno sterile “benaltrismo” ma credo che motivi per muovere sollevazioni popolari ce ne siano stati e ce ne siano moltissimi. Questa campagna ha peccato di superficialità e arroganza, ha sbagliato modi e forme quasi in ogni suo aspetto ma credo che il compatto blocco dell’esercito degli utenti social network costituitosi per questo caso mediatico abbia perso un’occasione valida per parlare seriamente di scienza e sviluppo demografico: temi caldi che andrebbero affrontati in modo più serio, di certo non con il Fertility Game.

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