Immigrazione: se la sinistra diventasse meno permissiva?

Che questo post sia per i miei fan amaro è un dato di fatto di cui sono a conoscenza ancor prima di iniziare a scrivere eppure una parte di me trova estremamente eccitante l’adrenalina che si libera nell’esatto momento in cui una polemica è in procinto di iniziare, costi anche il sentirsi accerchiati o l’isolamento.
Sarò dunque impopolare, o peggio popolare quanto un populista, ma vi assicuro che ciò che scrivo non vuole essere in nessun modo razzista, anche perché di razzismo e intelligenza ne ho parlato in passato e non voglio certo autodefinirmi come uno stupido. Diciamo che voglio fare solo alcune considerazioni. Sette, ma potrebbero essere infinite.

  1. In Italia non ci stiamo tutti Immaginatevi di trovarvi immersi in un caotico mercato cinese. Esatto cinese: quale paese al mondo rende al meglio l’idea di una nazione sovraffollata in cui il problema dell’eccesso di abitanti è esasperato?
    In Cina al momento ci sono 143 abitanti ogni chilometro quadrato, non pochi e soprattutto mal distribuiti aggravati da una crescita spaventosa e poco controllabile. Numeri allarmanti ma comunque più bassi di quelli italiani dove a parità di spazio, ad oggi, siamo 201: più numerosi del 40%. Troppo banale è fare un paragone meramente numerico, me ne rendo conto, ma considerando il territorio prevalentemente montuoso e quindi poco ospitale del Bel Paese (Alpi e Appennini) è evidente che pure qui non si stia poi così larghi.
  2. Consumo del territorio Lo so, sono un ruffiano. Ma qui devo parlare alla corrente ambientalista del Partito: l’aumento della popolazione consuma inevitabilmente il suolo.
    Siamo entrati da poco nell’Antropocene, l’era geologica in cui l’impatto umano determina i maggiori cambiamenti climatici e secondo gli esperti questo secolo sarà testimone principalmente di guerre legate alla contesa di beni primari quali acqua e terreni coltivabili. In un panorama apocalittico come quello che ci si sta parando davanti non si può non pensare che un eccesso di popolazione possa determinare un impoverimento irreversibile del nostro Paese.
    Lo dissero i padri del capitalismo social democratico: la crescita ha un costo ambientale, se diamo lavoro a tutti ci distruggeremo.
    Scenari a cui inevitabilmente andremo in contro ma che senso ha accelerare questo processo? Ci stiamo davvero ancora in tanti?
  3. Eliminazione delle destre populiste Salvini, visualizzate Matteo Salvini. Di cosa volete che parli Salvini una volta che le sinistre proporranno programmi meno permissivi? Immaginatelo a Pontida. Su cosa può sbraitare? “Noi siamo stufi del…ehm..siamo stufi del…basta con…padroni a casa nos…no quella no….”.
    Quanto ci piacerebbe la fine del populismo di pancia xenofobo?
  4. Non possiamo pagare la nostra posizione geografica Le nazioni europee, per parole dello stesso Matteo Renzi, si stanno lavando le mani della questione migranti. Senza troppi problemi da destra a sinistra alzano muri e barriere e lasciano al nostro Paese il carico umanitario, elargendo a macchia di leopardo trenta denari per lavarsi la coscienza.
    L’umanità è un valore da portare avanti in maniera condivisa: rimbalzare all’Italia l’onere della buona parte dell’emergenza è condurre al suicidio una nazione intera.
  5. Non si può solo scappare (Può contenere tracce di cinismo) Ci sono situazioni che impongono la disperata scelta dell’esilio e l’istituto dello status di profugo è un dovere umano che deve rimanere indiscutibile. È anche vero che la “soluzione occidentale” oggi è globalmente ritenuta troppo facile. Molte persone lasciano paesi relativamente pacifici esclusivamente perché abbagliati dall’apparente lusso in cui credono che noi viviamo per poi trovarsi in un paese spesso ostile, che li sfrutta e che non rende loro dignità.
    Lasciare il proprio paese togliendo ad esso pensiero critico democratico e forza lavoro non può che impoverirlo, vuol dire dare spazio a regimi autoritari e costringere le future generazioni ad un futuro peggiore, dal quale si può solo scappare: siamo di fronte ad un circolo vizioso?
  6. A qualcuno piace non razzista Esistono nazioni come il Canada, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Australia dove un più rigoroso controllo delle entrate e dell’immigrazione è portato avanti senza particolari xenofobie da bar dello sport. Perché non provare qui?
  7. L’integrazione è un problema? L’Italia è un Paese che soffre di cattiva integrazione. Da una parte non è percepito un clima di accoglienza fra i migliori che ci si possa aspettare, dall’altra c’è diffidenza verso il fenomeno immigratorio e si percepisce chiusura nei confronti della cultura ospitante. un cane che si morde la coda che non fa altro che aumentare le tensioni, su cui la destra soffia. L’unica cura che certa sinistra offre è un’innaturale attrazione esotica e un esasperato istinto materno verso il migrante, che trattato come un alieno o un cucciolo di panda si sente poco rispettato nella sua dignità di essere umano e, danno forse maggiore, attira suo malgrado le antipatie degli altri italiani.
    Un maggior rigore e più regole per l’immigrazione comporterebbero una situazione più armonica agli occhi di chi ospita e un primo approccio alla cultura occidentale di chi arriva. Un inizio migliore e meno traumatico che renderebbe più comprensibile la cultura occidentale che con i suoi mille difetti ritengo sia ancora quella più bella.

Sette punti buttati lì, in modo superficiale e che meriterebbero probabilmente sette articoli. Eppure possono essere l’occasione per affrontare un tema-tabù per la sinistra italiana, possono essere l’inizio di una discussione seria o di un litigio, possono spingere qualcuno a farmi i complimenti o altri ad insultarmi.
Quello che temo di più, francamente, è l’utente medio di Facebook.
Mi preoccupano la serie di commenti che riceverà questo mio pezzo con il contenuto di banali parole quali: Boldrini, Kyenge, buonisti, radical chic, fascista, DVX, non sono razzista ma e casa loro

Detto ciò, buona discussione con i vostri contatti. Condividete il post, fomentare polemica è ciò che, nonostante le divisioni, accomunerà sempre il grande ed eterogeneo popolo della sinistra. L’obiettivo è quello, no?

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