Il tasto anti bufale di Facebook non servirà a molto

Una funzione anti bufale integrata nel social network più famoso del mondo. Questa è la soluzione annunciata da Facebook per contrastare il dilagante diffondersi di “fake news” – notizie false – sulla piattaforma fondata da Mark Zuckerberg.

Da mesi il tema è diventato caldo e diversi utenti avevano denunciato la massa di informazioni spazzatura che viralmente condizionavano l’opinione degli utenti. Caso eclatante è stata l’elezione di Donald Trump: durante i roventi mesi che hanno preceduto il 9 novembre le news feed di numerosi iscritti si erano infatti popolate di siti di dubbia credibilità che in massa sfornavano quotidianamente notizie rilevatesi sistematicamente false. Xenofobia e politica estera sono i temi più marcatamente usati come mezzo di condizionamento di massa lasciando pensare o  ad una spudorata tendenza a destra di queste fonti o più semplicemente uno sviluppato fiuto per gli affari dei proprietari dei domini, ben coscienti che nulla tocca la pancia fragile del popolino quanto un rom che stupra o una battuta politicamente scorretta del presidente russo Putin, anche se non sono mai accaduti.

Anche l’Italia, paese che del boccalonismo mediatico ne ha fatto quasi una bandiera, ha i suoi casi: il fattoquotidaino (quotidaino, non è un errore di battitura), la Gazzetta della Sera, news24tg.com e il giomale.it (anche qui, giomale non giornale) sono solo alcuni dei numerosi siti che dietro la maschera della satira spacciano numerose notizie false, facili acchiappa-clic e spesso oggetto di condivisioni.

Facebook attiverà il tasto anti bufale, prima negli Stati Uniti e, con i tempi dovuti, anche in Italia. Impossibile per il colosso americano verificare uno ad uno i miliardi di contenuti del social network. Sarà così l’utente a poter segnalare i contenuti ritenuti non veritieri che, dopo non meglio specificate verifiche, saranno marcati con un messaggio dedicato.
Non solo: tolleranza zero anche per i siti che scimmiottano i nomi dei giornali come quelli sopracitati che come le notizie false verranno penalizzati nella news feed di Facebook diventando in buona sostanza meno visibili agli utenti.

Uno strumento pericoloso e poco utile? La notizia lascia qualche perplessità sia per le finalità con cui viene proposta che per evidenti problemi logistici annessi.

In primo luogo non si tiene presente il vero protagonista della misura: l’essere umano.

Di fronte alla contraddizione. Un’indagine guidata da Walter Quattrociocchi coordinatore del Laboratorio di Computational Social Science dell’Imt di Lucca ha rivelato innanzitutto che un individuo se posto davanti ad una evidente contraddizione del suo concetto di verità difficilmente cambia idea anzi, spesso la rinforza arroccandosi sulle proprie posizioni. Disonestà intellettuale? In parte. Deve essere anche considerato che il nostro cervello plasma la realtà che ci circonda per mezzo delle conoscenze così come delle proprie convinzioni: un comportamento adattivo che ci ha permesso di arrivare qui ma che, con buona probabilità, accelererà il processo di estinzione della buona informazione.
Potrebbe accadere ogni volta qualcosa di simile a quanto successo per i vaccini: mi convinco che facciano male e di fronte all’evidenza scientifica della loro innocuità e dei danni provocati dal loro non utilizzo rinforzo la falsa credenza asserendo ad un complotto architettato da dei non meglio specificati poteri forti.

Formulazione delle idee. *Sara Douglas della University of Hawaiʻi at Mānoa ha rilevato che l’88% dei *millennials – coloro che son nati dopo il 1979 – non cerca le notizie ma “ci inciampa” casualmente. Dato interessante se consideriamo la volontà di regolamentare la news feed, meno se affiancato a ciò che in seguito è emerso da Pew Internet and American Life Project: la maggior parte degli intervistati ammette candidamente che per farsi un’idea spesso si leggano i commenti di altri utenti, commenti che imporrebbero all’individuo auto censura qualora la propria idea apparisse di minoranza rispetto alla tendenza del momento. L’effetto non dura molto, un altro studio della South China University rivela che il condizionamento mosso dalla spinta di omologazione al pensiero dominante duri mediamente tre giorni, poi il cervello rimette in moto i processi che portano a mettersi in discussione e si tenderebbe ad aprirsi all’idea di cambiare opinione. Peccato che 72 ore sui social siano un’eternità e che allo scadere del tempo si possa comunque fare uso della sopracitata tecnica dell’arroccamento.

*Rinforzo di pregiudizi tramite la realtà. *Terzo e pericolosissimo elemento a cui è difficile riparare: la narrazione tossica. Per i profughi vengono dati 35 euro al giorno e il presidente del consiglio non è stato eletto: due mezze bufale nate tempo fa che ancora oggi son per molti oggi tema caldo. Entrambe partono da un fondo di verità (i 35 euro son veri ma sono destinati alle cooperative e Gentiloni effettivamente non è stato eletto ma è così da 70 anni) ma che per mezzo di giornali faziosi e politici vengono manipolate a piacere da anni. Testate autorevoli e pagine Facebook che raramente riceveranno il contrassegno della bufala ma che oggi come ieri potranno fare leva sulla realtà mistificandola con il potentissimo strumento della retorica, diffondendo false credenze in seno a convinzioni di pancia.

E se il tasto diventasse una forma di vendetta? Pensiamo male, mi sembra che siano i tempi adatti per farlo. Se il tasto fosse usato come arma per risolvere dissidi politici o personali? In poche ore il team di Facebook predisposto alla verifica andrebbe in tilt o smisterebbe il lavoro con maggior superficialità rendendo “credibili” solo testate affermate, sicuramente non sempre immuni a bufale o a narrazioni distorte e tendenziose.

Per concludere, l’unico modo per promuovere un web intelligente sui social resta quello più semplice e banale: il sistema manuale.
Promuovere i post e gli articoli di giornali o blogger interessanti è fondamentale per far sopravvivere il carattere critico dell’occidente.
A volte ci si dimentica quanto sia importante ma l’immenso lavoro – mal pagato o volontario – di migliaia di giornalisti e redattori spesso può essere avvalorato con un semplice clic in più. Mettere un like e condividere la notizia aiuta a promuovere la buona informazione dandole ossigeno dall’opprimente ondata di ignoranza dilagante.
La vera capillarità è quella che si raggiunge attraverso la volontà:* se qualcosa merita di essere diffusa puoi solo fare una cosa, diffonderla. *

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