Hillary Clinton è davvero così moderata?

Clinton o Trump? Martedì 8 novembre il mondo finalmente saprà il destino della più grande potenza militare del mondo, gli Stati Uniti d’America.

Dopo ben due mandati consecutivi l’amministrazione Obama dovrà, per rispetto costituzionale, dare spazio ad una nuova figura. La stampa mondiale segue con apprensione il voto, per le conseguenze dirette che avrà sugli equilibri mondiali e per una presenza sicuramente non convenzionale: nelle fila repubblicane il nome designato per il cambio di rotta sarà quello del vulcanico imprenditore dal ciuffo e dall’indole ribelle: Donald Trump.

I giornali nazionali e internazionali si sono spesi a dismisura nel descrivere le stranezze, le gaffe e le posizioni ben poco moderate del multi-milionario Trump, narrando la storia di un estremista la cui elezione potrebbe provocare un vero e proprio terremoto mondiale.

Ad opporsi ad “Evil Trump” una figura ritenuta la naturale continuazione del lavoro di Obama: di bassa statura, contenuta nei termini ed estremamente impostata, mai vittima delle proprie emozioni e sempre mossa dal lume della ragione. Hillary Cinton, moglie di Bill, ex presidente democratico e segretario di stato fino al 2013. Hillary è stata dipinta come la resistenza democratica all’avanzata populista e xenofoba di Trump, la medicina alle dichiarazioni sconsiderate del repubblicano e l’unica figura in grado di salvare gli Stati Uniti dalla Terza Guerra Mondiale che Donald Trump evocherebbe nelle sue farneticazioni.
Hillary propone un modello più conservativo, nelle sue dichiarazioni l’elettore moderato legge una assertiva ponderazione e un tentativo quanto più razionale di risolvere i problemi per mantenere sicuri i delicati equilibri nazionali e internazionali.

Di fronte ad una montagna anche un elefante sembra minuscolo

Parliamo di lei, ma facciamolo onestamente. Hillary Clinton inizia la sua attività nei repubblicani, da dove esce nei primi anni ’70, rimanendo nella corrente più a destra dei democratici. Negli Stati Uniti è considerata estremamente conservatrice all’interno del suo partito ed ampiamente più centrista della base composta da giovani e afroamericani che alla primarie avrebbero preferito Bernie Sanders, il candidato autoproclamatosi “socialista”.

Sulle alleanze internazionali è ben più cauta di Trump che, ad esempio, avrebbe proposto più volte lo scioglimento della Nato.
Questo probabilmente avrà dei costi per l’Europa: la Clinton infatti vuole potenziare la presenza sul Mediterraneo in chiave anti russa. Mentre Obama ha provato non senza difficoltà una politica di distensione verso il Cremlino, Hillary ha più volte ribadito la necessità di inasprire i rapporti con Putin, considerato dalla candidata un competitor internazionale con cui “bisogna resistere molto fermi” e per il quale verranno chieste probabilmente nuove sanzioni, con conseguenze dirette sul mercato italiano, uno dei principali partner europei della Russia stessa.

Siria: Dimostrata una connivenza tra Trump e Putin, emerse da finanziamenti sospetti e dichiarazioni dello stesso imprenditore statunitense sui futuri rapporti internazionali, la vittoria dei repubblicani potrebbe risolvere, o comunque smuovere, la grave situazione siriana. Sul terreno di battaglia si scontrano i ribelli, sostenuti dagli Usa e le milizie di Assad, supportate dall’esercito russo. In mezzo, apparentemente, l’Isis. Una distensione dei rapporti fra Stati Uniti e Putin determinerebbe la fine di un conflitto e aggraverebbe la già difficile situazione dei miliziani dello Stato Islamico. Non solo, la fine della guerra siriana avrebbe diretti benefici sull’Europa che potrebbe gestire il rientro di molti profughi e superare l’emergenza ai confini.
Situazione inverosimile nel caso di un’elezione della Clinton che con Putin e sulla Siria non solo non vuole cedere di un passo, ma ha annunciato un maggiore impegno militare e una ben più convinta determinazione del suo predecessore.

Stesso discorso si può fare sull’Ucraina, Putin ha letteralmente invaso la parte est del Paese per difendere l’avanzata del governo filo-statunitense nel paese e per mantenere uno sbocco militare nel mar Nero, con la base di Sebastopoli. I media hanno perso attenzione per questo conflitto ma, seppur limitatamente, ancora oggi si spara. La politica distensiva di Trump offrirebbe una soluzione – probabilmente la divisione della nazione – mentre dalle dichiarazioni della Clinton nessuna apertura, anzi, anche in questo campo innalzamento del livello dello scontro.

Maggiore impegno sarà richiesto all’Italia in Libia. La Clinton, così come Obama, è una ferma sostenitrice della teoria della “democratizzazione del globo”, anche attraverso l’uso della forza. Agli alleati verrà imposto maggiore coinvolgimento militare e quindi maggiori investimenti economici. Il nostro paese spende meno dell’1% del Pil per la difesa, la Nato chiede insistentemente di raddoppiare gli investimenti.

Sul piano economico i democratici corrono con la più liberista fra i candidati a rappresentare il partito. Mentre è lampante l’idilliaco rapporto Clinton-Banche, emerso anche da alcune mail della stessa Hillary in cui ammetteva la distanza con le persone comuni dovuta a politiche e rapporti con i principali istituti di credito, va aggiunta la visione spinta sul tema della globalizzazione: riesumazione del Ttip e vantaggi per le corporation multinazionali che l’hanno sostenuta in campagna elettorale non sono da escludere, come del resto avvenuto durante l’amministrazione del marito, Bill.

Trump il meno peggio? No. Con Donald Trump risolveremmo forse i conflitti con Putin ma apriremmo i nuovi fronti di Cina e Iran, come più volte annunciato. Senza contare la fine o il pesante alleggerimento dell’alleanza militare della Nato, ovvero un terremoto internazionale di incalcolabile entità.
Trump è anche sostenitore della guerra all’Islam intero, un progetto potenzialmente devastante sia nei territori americani che sul campo internazionale: gli Stati Uniti comprometterebbero l’alleanza con molti paesi-chiave nel frenare la diffusione fondamentalista e il messaggio contribuirebbe alla teoria estremista per cui tutti gli occidentali odierebbero i fedeli di Maometto, radicalizzando in tutto il globo le posizioni già a rischio di gruppi e singoli individui.

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