"Giulio Regeni, scusa ma non meriti giustizia."

Lettera aperta a Giulio.

Scusa Giulio Regeni.
Scusa perché non posso chiedere giustizia per te.
Ti chiedo perdono ma ogni singola parte di me con convinzione lo farebbe. Davvero.
Non posso sapere quanto strazio abbiano provato tua mamma e tuo papà, non oso immaginare lo sgomento di chi ti è stato sempre vicino, non voglio nemmeno pensare al dolore e alla paura che ti hanno accompagnato mentre quei vigliacchi facevano di te il loro macabro divertimento.
Compassione, di questa Giulio posso dartene quanta ne vuoi.
Rabbia, sono incazzato come poche volte nella mia vita, credimi.
Ma la giustizia Giulio, quella no, non venire a chiedercela.
Perché sai Giulio, passati poco più di cinque mesi da quando ti hanno trovato nudo esanime alla periferia del Cairo, la nostra Repubblica, da sempre autocertificatasi come civile e democratica, per mezzo del suo Senato ha bloccato l’esame del disegno di legge sul reato di tortura.
Come facciamo Giulio a dire al resto del mondo che i reati compiuti da chi è in divisa sono più gravi proprio perché tradiscono le fondamenta del ruolo di polizia? Con che faccia possiamo rivolgerci ai tribunali internazionali per chiedere chiarezza sul tuo caso quando siamo i primi a gettare ombra su chi chiede norme contro gli abusi?
Sarebbe come se l’ambasciatore Saudita, cittadino di un paese fondamentalista a rigidissima struttura sociale maschilista, ci chiedesse più tutele per le donne e politiche più incisive per le pari opportunità. Non fare così Giulio, cerca di capire.
Lo so, stanno insabbiando tutto. Probabilmente diranno che sei inciampato e qualcuno ci vorrà credere anche. D’altronde anche Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Manuel Eliantonio, Aldo Bianzino, Riccardo Magherini, Michele Ferrulli e tanti altri sono morti a causa di un “malore”.
Che poi sii più obiettivo Giulio, se chiediamo giustizia accontentiamo i tuoi cari, come facciamo poi ad accontentare i genitori di tutti quelli che han fatto la tua fine? Sono processi, carte, tempi lunghi. Lascia stare.
Serenità. Ci vuole serenità in questo Paese. Se introduciamo il reato di tortura i poliziotti e i carabinieri, quelli magari un po’ più agitati degli altri, potrebbero lamentarsi e protestare, magari tirandosi dietro i ciechi sostenitori delle forze dell’ordine, è grazie a loro che sono al sicuro. Gli equilibri in Parlamento poi sono precari e anche queste scocciature spostano voti, sai cosa intendo vero?
Inoltre ci sono i sindacati. Quelli del Sap ad esempio, sono i più rumorosi. Gli stessi che hanno applaudito ai condannati per la morte di Federico Aldrovandi. Per loro la tortura è da supportare non da reprimere. Vedi? Non è che tutti la pensino nello stesso modo in Italia. Ci vuole un po’ di compromesso.
E poi se estradassimo i tuoi assassini, Giulio, non li potremmo nemmeno condannare. Come al processo di Asti sui fatti della scuola Diaz di Genova dove il giudice ha dovuto scrivere nella sentenza di essersi trovato di fronte episodi di brutale tortura, ma di non avere strumenti normativi necessari per poter punire i colpevoli poiché il reato non è codificato
Per questioni di coerenza e coesione politica andrà così, anche questa volta. Eri un bravo ragazzo ma non vali una crisi diplomatica. Pagheremo l’ennesima multa alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, pagheremo noi cittadini per proteggere i nostri aguzzini. Ce ne prenderemo ogni responsabilità: la classe politica rappresenta il Paese ed evidentemente questo Paese certa giustizia non la vuole. Ognuno di noi ti ha negato giustizia Giulio, lo fa ogni secondo che non usa per provare sdegno verso l’omertà e il muro di silenzio contro cui si schiantano coloro che non ci stanno.
Accontentati Giulio. Le autorità esprimeranno cordoglio e magari faranno la voce grossa con l’Egitto dopo aver firmato in sordina qualche accordo economico, vivrai nei ricordi dei tuoi, nella rabbia di chi ha conosciuto la tua storia, negli incubi dei tuoi carnefici. Ma di giustizia non puoi davvero chiederne. Non possiamo, costa troppo in termini di tranquillità, la tranquillità è importante. Considera soprattutto che colpiremmo padri di famiglia, brave persone. Non si fa.
Cosa ci rimane da fare Giulio? Non lo so, sono incazzato, sono impotente. Resterà solo l’amara soddisfazione nel sapere che probabilmente prima di accarezzare i propri figli si saranno lavati le mani dal tuo sangue ma non potranno mai ripulirsi l’anima dall’ immenso alone di vigliaccheria che li macchierà per sempre.
Scusa Giulio.

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