Garantire una morte dignitosa a chi non l'ha concessa alle proprie vittime

Ampio spazio sulla stampa e sui social network è dato in queste ore alla delibera della Cassazione sul caso Totò Riina

In primo luogo la Cassazione non ha chiesto di far morire dignitosamente il Boss dei Boss come erroneamente riportato da molte persone, anche fra i professionisti dell'informazione. La Cassazione ha chiesto infatti al tribunale del riesame di Bologna di spiegare meglio il diniego fatto nei confronti delle richieste dei legali di Riina. Tradotto: per i giudici della suprema corte non basta definire il padrino di Cosa Nostra pericoloso per rifiutargli una morte tra i propri affetti, bisogna argomentare di più, meglio.

Tecnicismi a parte questa vicenda ha nuovamente catapultato il dibattito pubblico nell'arena eterna in cui, a cicli temporali, forcaioli e garantisti trovano ampio terreno di scontro.

Garantire a Riina ciò che lui ha negato a molti, una morte dignitosa, è il più grande schiaffo che lo Stato possa dare a quella mentalità mafiosa che disprezza la vita e la giustizia in nome del potere e dell'arricchimento individuale.

Garantire la dignità di ogni cittadino rientra nel banale ma non sempre semplice "Abc" di uno stato di diritto. La grande sfida dello Stato stesso è proprio quella di essere in grado di rimanere fermo e marmoreo nei suoi principi anche di fronte al proprio peggior nemico, al generale dell'Antistato per eccellenza, al cancro che lo affligge e lo mortifica ogni giorno.

Senza uno Stato di diritto capace di pensare al bene comune e di astrarre il concetto di giustizia oltre ai casi individuali e ai moti di sentimento e di pancia non servirebbero i codici, le leggi, i tribunali. Basterebbe la legge dell'occhio per occhio, apripista per quella (molto più pericolosa) del più forte.

Totò Riina deve essere usato dallo Stato in un'ottica più ampia della punizione fine a sé stessa, deve essere l'esempio lampante che chi si scontra con uno Stato democratico perde. E paga, paga fino in fondo.
D'altra parte lo stesso Riina deve essere la dimostrazione che uno Stato di diritto non cederà mai alla bestialità della logica mafiosa, che riuscirà sempre a garantire la sicurezza e la dignità di ogni suo membro. Anche del peggiore.

La retorica dell'accanimento è un'arma pericolosa perché seppur astratta porta con sé il rischio di concretizzarsi nell'arma realmente tragica della forca. E di rosei periodi storici in cui la forca ha regolato con un'equa giustizia gli inquieti animi del popolo, francamente, non se ne ricorda nemmeno uno.

Non bisogna aver paura di ribadire la propria diversità di fronte alla Mafia. Nemmeno nei momenti più delicati.

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. (Paolo Borsellino)

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