Fake News: 6 cose che dovresti sapere prima di parlare

Sull'argomento Fake News sono sostanzialmente tre le posizioni che in questi giorni hanno costellato il dibattito pubblico: gli allarmisti inesperti, gli ipocriti consapevoli e i negazionisti benaltristi.
I primi son quelli che sono spaventati dal fenomeno e chiedono una legislazione in merito, i secondi son quelli che conoscono il disegno propagandistico del fenomeno ma ne traggono un vantaggio politico e quindi urlano alla censura (salvo fare spallucce a quella di Putin là dove comanda) e gli ultimi sostengono che non esista nessuna questione Fake News e credono siano ben altri i problemi della politica italiana.
Nessuno dei tre gruppi, tuttavia, sembra avere una vaga idea di che cosa si stia parlando. Ecco qui un piccolo vademecum per mettere alcune basi sull'argomento, prima di esprimersi e collezionare una magrissima figura.

1) Internet non è libero. Porre freno alle Fake News minerebbe la libertà d'espressione in internet? No, perché di fatto gli algoritmi di Google, Facebook e Twitter (per citare i primi tre) già frenano alcuni contenuti e ne promuovono altri per rendere più o meno visibile qualsiasi elemento prodotto sul web. Le notizie false hanno fino ad adesso sfruttato perlopiù la viralità dei propri messaggi, con un discreto successo, ma le grandi multinazionali della rete hanno da qualche mese inserito negli algoritmi dei freni ai contenuti poco affidabili e stanno studiando delle modalità (ad esempio il progetto Trust) per premiare chi informa dimostrando di avere metodi di ricerca delle fonti dichiarati e una deontologia nella divulgazione.

2) Internet deve essere libero? Non esiste società umana sul pianeta senza delle regole e senza gerarchie. Il web è un fenomeno umano di interazioni fra umani. In base a quale principio l'anarchia su internet dovrebbe essere più accettabile di quella nel mondo reale? In base a quale principio le persone devono darsi uno Stato e delle leggi per tutelarsi sul pianeta Terra e non possono darsi degli argini nell'infosfera?

3) Legiferare contro le Fake News? Follia. Quale legge nazionale può regolamentare un fenomeno che per sua natura è immune a qualsiasi confine. Non esiste legislatore con un minimo di sale in zucca che si avventurerebbe in un'impresa simile. Sono le grandi aziende proprietarie dei social network e motori di ricerca che possono agire a difesa della credibilità del web. La volontà e le possibilità di far qualcosa vanno cercate lì, gli stati se vogliono essere credibili dovrebbero cominciare a farsi valere di più su questo fronte. Tutto il resto è pura retorica.

4) Le Fake News di propaganda le ha usate anche l'Occidente. E quindi? C'è chi cita come primo esempio il cavallo di Troia, chi Radio Londra. C'è chi, per essere più attuale, rievoca le false prove sventolate da Collin Powell per attaccare l'Iraq di Saddam Hussein, accusandolo ingiustamente di avere armi chimiche di distruzione di massa. C'è chi elenca i (numerosi) casi di notizie false su Siria e Libia. In tutti i casi recenti elencati l'Occidente ha mentito spudoratamente, è vero. Ma in tutti gli stessi casi è stata proprio la libertà di stampa garantita (da regole e leggi!) nello stesso Occidente a mettere in cattiva luce i bugiardi. Siamo sicuri che dando spazio di manovra a Putin e alimentando partiti e movimenti a lui vicini avremo modo di poter avere maggiore chiarezza circa le controverse informazioni istituzionali? Se il modello è la Russia, mi duole dirlo, ma siete degli illusi.

5) Una strategia russa di inquinamento dell'informazione esiste. Ed è un grosso problema. Permettere alla illiberale Russia di Putin di inquinare l'informazione sfruttando la nostra libertà d'opinione vuol dire esporsi ad uno scontro impari da cui non possiamo che uscirne sconfitti. Inchieste giornalistiche, report dei servizi segreti e denunce di associazioni per la libertà d'informazione hanno ampiamente dimostrato l'esistenza di una vera e propria strategia di destabilizzazione dei nostri assetti democratici. Ignorare la portata del problema sobbarcando la colpa alla classe politica, alla crisi della stampa o a inesistenti questioni di principio è un vero e proprio suicidio delle garanzie democratiche. Un suicidio lento e silenzioso al quale chi nega la questione assiste senza nemmeno rendersene conto.

6) Non basta la cultura. La scusa degli idealisti e degli ipocriti, la scusa con cui si è legittimati a non far nulla. L'istruzione e la cultura mettono le basi al pensiero critico ma sono piante i cui frutti possono essere raccolti dopo molto tempo. La portata del fenomeno e l'accelerazione dei suoi effetti (visibili quotidianamente sul web) non permettono di usare una strategia preventiva come può essere quella dell'investimento sulla formazione ma necessitano di un tamponamento del fenomeno veloce ed efficace, azioni che possono trovare solo nelle grandi major del web gli attori principali.

Gli allarmisti inesperti, gli ipocriti consapevoli e i negazionisti benaltristi probabilmente continueranno a monopolizzare il dibattito in un inutile scontro tripolare in cui gli unici vincitori resteranno coloro che dalle notizie spazzatura ne traggono beneficio ed influenza. Con buona pace di chi la libertà vuole difenderla, per davvero. Un tragico spettacolo che, purtroppo per tutti noi, è tutto fuorché una Fake News.

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