È facile innamorarsi di Donald Trump - Cavoli a colazione 11

Amore e odio, odio e amore. La tormentata vicenda vicenda sentimentale tra il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump e tutti noi è giunta ad un altro capitolo che definirei comico, se non fosse tragicamente accompagnato dal destino di milioni di vite umane.

Il Tycoon, nella prima fase del suo spettacolo geopolitico pareva fosse odiato dai media e dall'estabilishment di tutto il mondo da una parte e apertamente sostenuto dai russi dall'altra. Ora sembrerebbe passato sorprendentemente sulla barricata democratica che lo ha combattuto strenuamente per mesi, spinto ai limiti di una guerra mondiale con Putin, la Cina e il regime di Pyongyang.

Nelle fasi immediatamente successive all'attacco dell'esercito Usa in Siria ho visto cose che voi umani meno di un mese fa non avreste potuto mai nemmeno immaginare: ho visto certi progressisti plaudire all'azione militare di Trump dopo anni passati a sostenere la strategia distensiva ed attendista dell'ormai ex idolo Barack Obama e certi populisti lamentare la violazione delle più basilari norme di diritto internazionale dopo anni passati a sostenere che le barche dei migranti andrebbero sempre respinte, trivellate di colpi dalle mitragliatrici dell'esercito nella versione più hardcore.

Ho come l'impressione - ma potrei anche sbagliarmi - che continuare a scervellarsi con l'irraggiungibile speranza di cavar fuori ad ogni costo un giudizio qualitativo sull'operato Trump sia quantomeno inutile.

Ritengo che un uomo al comando della nazione più potente del mondo strattonato a destra e a sinistra dalle brame dei suoi avidi generali, dagli impulsi dei suoi impreparati elettori e dalle ossessioni del suo smisurato narcisismo non debba essere valutato come un buon o un cattivo politico. Sembra piuttosto chiaro che si tratti semplicemente di un miserabile incompetente.

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