La sospensione della democrazia e la tortura hanno ora un prezzo

Quarantacinquemila euro. Questo il valore quantificato da un accordo bipartisan per il risarcimento morale e fisico delle violenze perpetuate dalla polizia a Genova, durante la calda estate del G8 nel 2001. Non entrando nel merito delle questioni economiche delle singole vittime né delle paure intorno alla probabile prescrizione del reato che hanno portato ad accettare il rimborso, la domanda resta una: perché?

Perché in Italia nel 2017 non si riesce a scrivere una legge contro il reato di tortura?
Perché lo Stato riconosce le sue colpe per mezzo di un patteggiamento e non pianifica norme di prevenzione?
Perché la Corte europea dei Diritti dell'uomo sanziona il nostro Paese per la sola ragione che sta difendendo gli interessi di impunità di una ristretta casta di mele marce?
Perché in una nazione civile l'appartenenza corporativa ostacola l'isolamento chi sbaglia?

Perché?

Il patteggiamento è stato accettato solo da sei dei sessantacinque cittadini - italiani e stranieri - che avevano deciso di ricorrere alla Corte di Strasburgo. La speranza continua a vivere nella tenacia degli altri cinquantanove, fermamente convinti di poter ottenere un corretto giudizio.
Alle loro spalle dobbiamo però esserci noi a sostenerli, a chiedere giustizia per chi ha subito e garanzia per chi subirà. Dobbiamo vigilare, tenere alta l'attenzione sul tema e non vergognarci di provare rabbia.

Sempre che non venga trovato un buon prezzo anche per la coscienza civile.

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