Caro Trump, sono italo-iraniano e cittadino del mondo.

Dal 1979, anno della rivoluzione islamica, la mia famiglia ha dovuto abbandonare tutto ciò che aveva per cercar fortuna lontano da casa, per scappare dal proprio nido ammalato.
I miei parenti una mattina si sono svegliati consapevoli che semplici azioni quali andare al cinema, mettersi il rossetto o fischiettare The logical song di* Supertrump* da quell’anno sarebbero state viste come degenerazioni occidentali di cui vergognarsi, da punire e da reprimere ad ogni costo.
La mia famiglia decise così che la propria libertà non poteva essere barattata per la relativa tranquillità che il regime aveva promesso ai sui sostenitori, decise di abbandonare tutto per guadagnare il mondo.
Da quel giorno ognuno ha preso la propria strada lasciando un pezzo di cuore in Iran: Germania, Svezia, Italia, Stati Uniti e altri che nemmeno ricordo. Ognuno è diventato figlio di un’altra nazione ed orfano della propria patria, tutti hanno dovuto imparare un’altra lingua, un nuovo modo di vedere le cose, adattarsi ad una diversa cultura per poter dare ai propri figli un futuro dignitoso.

Caro Donald Trump se vuoi puoi impedirmi di entrare negli Stati Uniti d’America, ne prendo atto con una certa amarezza ma lo rispetto, non potrei fare altro.
Ma mai ti sarà concesso di vanificare lo sforzo e il sacrificio che ha fatto mio padre per farmi nascere in un paese libero dove poter crescere felice, felice davvero. Non ti sarà mai permesso di impedire agli uomini di scappare dalla violenza degli altri uomini, alla ricerca di una vita migliore. Potrai esercitare tutto il potere che detieni ma non sarà mai la loro provenienza ad impedire loro di trovare accoglienza, di trovare una nuova terra, di trovare un fratello.

Sono 65 milioni le persone in fuga, non hanno ancora inventato un muro così grande da contenerle tutte: solo gli uomini piccoli pensano che si possa confinare la solidarietà.
Chi scappa è cittadino del mondo e porta con sé una valigia e tanta speranza. E per chi ha speranza non esiste angolo di questo pianeta che non gli appartenga.
Mi dispiace Donald ma non esisterà mai un decreto contro la felicità.

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