Basta lamentarsi: in Italia non si sta male

Prendete sette esseri umani a caso del pianeta terra, tutti di nazionalità diverse e metteteli in fila per confrontarli. Immaginate che fra quei sette uno sia un nostro connazionale, un italiano medio, né particolarmente ricco né particolarmente povero, non un grande imprenditore ma nemmeno un disoccupato. Non un genio né un elettore di Mastella e non vale selezionarlo in base al livello di istruzione né all’età: insomma un cittadino qualunque. Ecco, probabilmente nel gruppo di umani presi a campione noteresti tanti colori, diversi modi di vestirsi e lingue diverse. Se poi potessimo immaginare la direzione verso cui è rivolto l’occhio del nostro connazionale probabilmente noteremmo che lo sguardo di invidia ed ammirazione sarebbe focalizzato sul norvegese, sullo statunitense o sull’australiano, sempre ammesso che ce ne siano nel gruppo. Tra le numerose e variegate lingue del nostro gruppo capiremmo sicuramente la nostra: brontolante, ripetitiva e lagnosa. “Italia paese di merda“. La realtà è che in qualcosa siamo i migliori al mondo: ad autocommiserarci.

*Non facciamo che confrontarci guardando gli altri *senza fare una serena ed oggettiva analisi di ciò che siamo e fin dove possiamo arrivare. Succede ovunque: nelle facoltà, negli uffici o al bar. Non c’è italiano che non passi almeno qualche minuto a settimana a lamentarsi del suo stato di presunto malessere senza poi far qualcosa per migliorare e senza avere una lucida proiezione delle reali possibilità.
*
L’italiano è mediamente più felice degli altri sei: *
questo non significa che sia il più felice, sia chiaro, ma vuol dire che secondo il Rapporto Mondiale della Felicità stilato dall’Onu noi siamo mediamente più soddisfatti e viviamo in condizioni migliori del resto del gruppo.  Ma andiamo avanti:

  •  3 dei 7 nostri selezionati vivono con 2,5 dollari al giorno. L’italiano è fra i più ricchi.
  •   1 su 7 non ha accesso all’acqua potabile. *L’italiano ne usa ogni giorno 175 litri. *
  •  Su 2 bambini 1 vive in povertà. *Difficilmente sarà quello italiano. *
  •   1 su 7 è analfabeta.* Ne abbiamo tanti funzionali ma il 95% di noi sa leggere. *
  • 1 su 7 soffre di fame atavica (870 milioni di persone soffrono di denutrizione, non hanno cioè cibo a sufficienza per sfamarsi). L’Italia, purtroppo, è sempre più sovrappeso.
  • 1 su 7 è in povertà estrema (e c’è il 75% delle possibilità che sia una donna). Non si tratta di arrivare a fine del mese, si tratta di non arrivare a fine giornata.
  • Sui 7 probabilmente l’italiano avrà il Pil migliore

Sta proprio qui la questione: se gli altri esseri umani che popolano il pianeta al momento stanno peggio di noi vuol dire che non stiamo così male, significa che la vita in sé è mediamente meno generosa con l’uomo. Questa è statistica pura che, può piacere o no, ma va aldilà del comune sentire.

Se poi vogliamo parlare di ciò per cui sei persone ci guarderebbero con invidia (USnews ”2016 Best Countries”):

  • Sui 7 siamo i primi per patrimonio artistico
  •  Su 7, a meno che non ci sia un francese, siamo i primi Cultural influencer, ovvero tra coloro che determinano moda e tendenze culturali.
  • L’Italia è seconda a livello mondiale nella graduatoria ”Adventure” (turismo, accoglienza, bellezza del paesaggio), seconda solo al Brasile.

 La retorica del “Paese di merda” è dannosa

Nascondersi dietro alla lagnosa cantilena del “c’è di meglio” non fa che rendere peggiori le cose se non si traduce poi in concreta competizione.
Innanzitutto non ha alcun senso compararci in tutto e per tutto con realtà totalmente diverse dalle nostre senza le opportune valutazioni. Faccio tre esempi, a caso, ma fra i più citati:

  • L’economia Usa è per il 20% costituita da investimenti militari. L’Italia ha (fortunatamente) un’inclinazione più pacifica che comporta una minor produzione in quel settore e, soprattutto, meno risorse derivanti da guerre o occupazioni.
  • In Svezia ci sono 10 milioni di abitanti su 450.295 km quadrati e un’infinità di fonti energetiche. Noi siamo sei volte tanto e con un terzo delle risorse naturali.
  • In Australia discorso simile alla Svezia con la fortuna aggiuntiva di essere una nazione “nuova”, per questo ancora ampiamente sfruttabile.

*Tutto ciò non vuol dire che non si possa fare meglio: *su istruzione, corruzione e cultura potremmo fare di più e godere universalmente dei risultati, non basta adagiarsi sul nostro benessere in modo passivo. Accontentarsi sarebbe deleterio.
Vero anche che l’analisi è certamente grossolana e poco scientifica, non vuole certo sostituire gli strumenti di valutazione del benessere generale, seppur in parte siano stati citati.

Ma incominciare a pensare realisticamente alla propria realtà è il primo passo per spingere questo paese, per dargli una possibilità concreta senza cadere nella vuota ed esasperata sensazione di malessere e insicurezza, terreni fertili per populismi e forme autoritarie di cui, in questo momento storico, dovremmo tutti volentieri farne a meno.

Ricordatevi sempre che siete tra i più fortunati, ricordatevi che vivete nella bolla più bella del pianeta terra: l’Occidente.

Ps: Dopo qualche ora dalla pubblicazione verrò invaso dagli insulti, ormai è scontato per questo blog riceverne. Voglio solo sottolineare che crisi, precarizzazione del mondo del lavoro e stagnazione economica sono fattori sì gravi ma che colpiscono indiscriminatamente tutto il globo, senza distinzioni. C’è un peggioramento. Vero, ma è generale.
Ma chi mi insulterà non avrà ovviamente letto nemmeno una riga di questo testo.

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