Non è colpa di qualche Ultrà. Si chiama fascismo

Tifosi, laziali, teste di...

Non si capisce come la vergognosa diffusione delle immagini di Anna Frank vestita in giallorosso stia diventando di ora in ora un fenomeno attribuibile ad una esigua parte di Ultrà laziali, a qualcuno che in qualche modo sta ai margini della società, isolato nel suo estremismo.

Sembra che quel gesto non appartenga a nessuno: nessuno lo rivendica, nessuno lo difende, nessuno si assume delle responsabilità. Si parla di "qualche deficiente" in modo generico, di una generica "radicalizzazione politica" delle curve, senza approfondire più di tanto.

È come se ci si vergognasse di affermare apertamente che si tratti di fascismo, fascismo a tutti gli effetti. C'è chi, guardando quell'immagine, usa l'alibi del nazismo tedesco, chi parla del regime italiano come una dittatura all'acqua di rose, chi divide il Mussolini buono dal Mussolini cattivo, al netto degli errori sulle leggi razziali e sulla guerra.

È come se ci si dimenticasse della natura vera del fascismo: la prevaricazione del debole, la violenza come forma di dominio politico. Matteotti, don Minzoni, i fratelli Rosselli, i massacri di popolo in Etiopia e Libia e le persecuzioni degli oppositori politici non sono passi falsi del Duce, sono l'espressione più evidente di una forma politica che ha sulla coscienza milioni di vite umane. Senza scuse di sorta.

Tutti coloro che promuovono o assolvono ogni forma di revisionismo sono complici di quel gesto. Lo è Silvio Berlusconi con il suo fece anche cose buone. Lo è Matteo Salvini quando porta il suo sostegno a Gianni Scarpa, celebre gestore della "spiaggia fascista" a Chioggia. Lo è il vostro vicino di casa che posta su Facebook una citazione di Mussolini, magari con un commento nostalgico. Lo è chiunque evochi quel periodo storico.

Non esiste fascismo senza violenza, non sarebbe fascismo senza un disegno di superiorità razziale e senza un progetto criminale di eliminazione del diverso.

Gli Ultrà della Lazio hanno spavaldamente fatto vanto del loro gesto coerentemente con l'ideologia che professano, questo deve essere riconosciuto loro. Sicuramente non brilleranno di intelligenza e tatto e l'onda mediatica che si son tirati addosso non porterà loro alcun vantaggio. Ci sarebbe da chiedersi, però, quanti siano coloro che silenziosamente supportino, anche solo col pensiero, gesti di disprezzo e prepotenza nei confronti degli ultimi, degli indifesi.

Visti i tempi e visto il clima c'è il rischio è che, a radunarli, non basterebbe uno stadio intero per contenerli.

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