"Allah Akbar" sul luogo della strage di Monaco, una vittoria dell'ISIS in Germania.

Perché il razzismo e l’ignoranza hanno fatto vincere l’ISIS a Monaco VIDEO

Monaco: sul luogo della strage si riversa un gruppo di persone per pregare. È normale, l’essere umano è uno dei pochi animali che abbia coltivato una concezione così forte della morte, tanto da far pensare a qualche antropologo che sia proprio lo scandalo che ne deriva ad aver fondato religioni e cultura.

Alì Sonboly si era ispirato a Breivik, estremista di destra che in Norvegia massacrò più di 70 persone in nome dell’ “Europa cristiana”, concetto storico nato nel 1492 con l’editto di Granada che di fatto ha avviato la strage di mussulmani, ebrei e marrani nei territori spagnoli.

Immaginate di poter tornare indietro nel tempo e di aver la possibilità di visitare i luoghi della strage poco dopo il 22 luglio 2011. Silenzi irreali, lacrime, abbracci. Qualcuno probabilmente prega, molti si fanno il segno della croce. Ecco, di questo si parla: il segno della croce, simbolo di una religione e gesto rituale che tutti i cristiani compiono. Probabilmente lo stesso gesto compiuto dal killer norvegese poco prima di compiere il proprio gesto.

Alì si era ispirato a Breivik e quando messo di fronte alle proprie origini medio-orientali aveva urlato disperato “Sono tedesco, sono nato qui”, dovendo lottare contro gli insulti di stampo razzista urlati da un balcone di un cittadino tedesco.
Il killer di Monaco ha massacrato 9 persone, otto adolescenti e un adulto. Sei di questi di cultura mussulmana.
Immaginate ora di visitare i luoghi della strage: gli amici, i conoscenti e anche molti sconosciuti vanno sul luogo. Silenzi irreali, lacrime, abbracci. Qualcuno probabilmente prega, molti si fanno il segno della croce. Qualcuno per farsi forza dice “Allah Akbar”. Allah akbar è come il segno della croce: un gesto universale della religione islamica. D’altronde la maggior parte delle vittime apparteneva a questa religione e l’importante è pregare, ricordare in diverse forme.

Eppure dire “Allah Akbar” puzza di terrorismo per gli ignoranti. E così che il gesto di Alì per cui bisogna provare compassione e nemmeno minimamente collegato al terrorismo internazionale, diventa motivo di insulti razzisti.
“Maiali”, “figli di puttana”. Questo merita chi prega per un caro venuto a mancare. Questo merita chi appartiene ad una religione millenaria che ha una parte estremamente minoritaria di estremismo, come accade per qualsiasi credo o ideologia.

L’ISIS ha vinto nel momento in cui divide ed evoca razzismo. Emarginare i mussulmani in occidente fomenta la radicalizzazione. Estrema destra e terrorismo, alleati in questa strategia della tensione, stanno ottenendo così risultati devastanti.
E a farne le spese, come sempre, sono e saranno gli innocenti.
Qualsiasi Dio abbiate è arrivato il momento di pregare.

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